Una sentenza che non esiteremo a definire “storica” per Avellino. Dopo più di dieci anni i commercianti che sono stati costretti a chiudere durante i lunghissimi lavori del “sottopasso di accesso ai parcheggi di Piazza Libertà”, meglio noto come il tunnel, saranno risarciti fino al 90 per cento. E per un ente in pre dissesto come il Comune di Avellino, la notizia non è delle migliori.
Soltanto qualche settimana fa l'amministrazione Festa aveva annunciato la consegna dell'opera, finalmente, pare, entro Natale ai cittadini. Ora dieci commercianti si sono appena visti riconoscere dal tribunale di Avellino il diritto ad essere risarciti per il disastro economico legato al cantiere infinito. Rappresentati dall’avvocato Ettore Freda gli esercenti avevano patito tra il 2008 e il 2010, il grave pregiudizio, in certi casi l’isolamento, causato dal cantiere. I negozi erano ubicati tra via Due Principati, Piazza Libertà e via De Sanctis. La misura del risarcimento è stata definita anche in relazione ad una nota che l’assessore al Commercio dell’epoca, Modestino Verrengia, aveva stimato fino al 90 per cento.
Dieci anni dopo questa sentenza potrebbe fare da apripista per altre decine di esercenti che hanno subito danni dai cantieri infiniti, a cominciare da Piazza Castello.
Respinto il tentativo del Comune di Avellino di chiamare in causa le imprese appaltatrici del tempo, «Costruzione Penzi spa», «Solil.geo srl» e «Consorzio Stabile Cfc Srl». Il giudice, Valentina Pierri, ha sottolineato invece un aspetto che condanna senza appello i progettisti dell’opera e soprattutto l'ente di Piazza del Popolo.
L'assessore ai lavori pubblici del periodo in questione (parliamo degli anni che vanno dal 2008 e il 2010, sindaco Giuseppe Galasso) era l'attuale consigliere regionale del Pd Maurizio Petracca.
Della stessa giunta dell'epoca l'attuale delegato alle opere pubbliche, Antonio Genovese, che conosce bene l'odissea del tunnel e che oggi si sta adoperando per chiudere una volta per tutte quel capitolo. Ma le responsabilità dell'ente secondo il Tribunale sono chiare.
Secondo il magistrato sarebbe «venuto meno il principio del neminem laedere a causa dell’imprevista presenza di numerosi sottoservizi non adeguatamente rilevati in sede di progettazione preliminare dalla stazione appaltante».
In sostanza "l’amministrazione deve essere diligente nella realizzazione dei lavori pubblici, perchè altrimenti deve risarcire i danni ai cittadini che ne scontano le inadempienze". Per costruire il tunnel si sono susseguite almeno cinque ditte (Consorzio Stabile C.F.C. s.r.l., Costruzioni Ingg. Penzi s.p.a., Soil.Geo s.r.l.S.A.P.I. scarl, D’Agostino Costruzioni Generali srl), e un numero incredibile di determine dirigenziali, riunioni, perizie di variante e contenziosi. Allo stato sono stati spesi oltre 40 milioni di euro per 730 metri di strada di cui 480 interrati e 250 all’esterno.
Il giudice ha condannato il Comune ora a pagare oltre 30.000 euro di spese legali, comprese quelle delle imprese. E rispetto alla definizione degli importi spettanti ai negozianti che hanno fatto causa, ha chiarito che questo «sarà quantificato in un giudizio separato». Le somme supereranno sicuramente le centinaia di migliaia di euro. Soldi che vanno ad aggiungersi al costo ormai inquantificabile di un'opera nata male e finita peggio.
