Un piccolo straordinario esercito di nuovi nati. Storie e volti dall'ospedale San Giuseppe Moscati di Avlelino diventano il racconto prezioso e straordinario della vita oltre il covid.
Più nati nel 2020 rispetto al 2019: 70 in più rispetto allo scorso anno per un dato complessivo di circa 1200 nascituri. E così l’anno che si chiude al Moscati di Avellino parla di storie e protagonisti del miracolo della vita, che continua sempre e comunque oltre il coronavirus.
“Quest’anno è un anno particolare - spiega il dottore Sabino Moschella, direttore unità operativa complessa patologia neonatale e tin del Moscati -.
Ma oltre la tragedia della pandemia, dei contagi, dei decessi e del dolore di tutti, costretti a vivere una vita di disagi e costrizioni in questo lungo anno, ci sono i nostri piccoli che quest’anno con i loro arrivi ci hanno emozionato ancora di più.
Un anno particolarissimo il 2020 che si chiude con una grande speranza per il nostro reparto con l’incremento dei nuovi nati”. Regole diverse, misure di visita nel reparto particolarmente severe. La sicurezza nel reparto dei nuovi nati e terapia intensiva neonata è stata la priorità assoluta in tutti questi mesi.
“Abbiamo vissuto in reparto con tutti gli infermieri, dottori e personale dedicato al reparto storie emblematiche. Ad aprile è nato Mario, il primo neonato in Irpinia al Moscati nato da mamma Covid. Una nascita che ci ha visti per la prima volta alle prese con la gestione di un nascituro nato da mamma covid. Oggi Mario e la sua mamma stanno benissimo. Mario è un lattantino in piena saluta, e siamo rimasti molto legati a lui, alla sua storia. Poi c’è stata la piccola trasferita dall’ospedale di Nocera nata da mamma covid che pesava poco più di un chilo. Anche lei è stata assistita con amore e tenacia da tutti noi. Ora sta benissimo e siamo felici di questo - racconta Moschella -“. Poi, il dottore Moschella ricorda a tutti in queste ore che chiudono il vecchio anno, aspettando il nuovo l’importanza del vaccino.
“L’augurio è che presto potremmo, grazie al vaccino, lasciarci alle spalle il brutto ricordo dell’emergenza coronavirus. Vogliamo ricordare, proprio dal nostro reparto, la speranza che non si deve mai abbandonare. I nostri piccoli guerrieri della terapia intensiva neonatale devono incoraggiarci a guardare al futuro, con tenacia, ostinazione e desiderio. Sempre . Sono loro il racconto prezioso dello straordinario miracolo della vita, la speranza viva di un futuro migliore”.
