Giù le mani: Festa, il consiglio comunale è di tutti

D'Agostino, il cemento e l'indecente spettacolo sul nuovo stadio

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Avellino.  

Che voglia o no, Gianluca Festa è il sindaco di questa città, ovvero è una Istituzione, se ne conosce il significato.

Che vogliano o no Gianluca Festa, l'amministrazione di cui si è dotato e gli amici sponsor che lo hanno accompagnato nei tre tentativi di salita al rostro del palazzo di città, l'aula del Consiglio comunale è una istituzione Democratica, che significa “simbolo della partecipazione di tutti”.

Che voglia o no il superpippo dell'edilizia avellinese, l'uomo che ha mani in pasta ovunque e ovunque gli viene consentito di averne, lui è solo e soltanto un privato: lo stadio Partenio no.

Che voglia o no D'Agostino, la carica di presidente dell'Avellino calcio non lo rende automaticamente presidente di una intera città. In passato lo hanno già creduto in molti e lo avvertiamo: porta tremendamente male. Da queste parti, in passato ma spesso, chi ha creduto nell'impunibilità degli allori poi è finito nella polvere e, qualche volta, in gattabuia. Facciamo noi scongiuri per lui.

Che voglia o no D'Agostino, la gestione di Telenostra e di Prima Tivvù è privata: nessuno ha eletto questa emittente offerente di un servizio pubblico per la città.

Denunciamo l'uso distorto dell'aula del consiglio comunale al Prefetto di Avellino. Se ancora l'autorità governativa ha un senso in questa città, riteniamo che si debbano fornire risposte a tutte le testate giornalistiche lasciate fuori dal palazzo di città, mentre soltanto a una veniva consentito l'accesso.

Denunciamo l'uso distorto degli asseriti diritti di esclusiva sul calcio al Garante: una cosa è la società dell'Avellino calcio altra è l'aula del consiglio comunale e la partecipazione del sindaco. Non è sport quando c'è il sindaco, non è calcio quando l'evento è in Comune: il Covid è stato il più becero degli alibi se poi c'è stata la divisione tra buoni e cattivi.

Chiediamo all'Ordine dei Giornalisti sanzioni verso tutti coloro che, all'interno del palazzo di città, hanno dato vita a una pantomima che aveva un solo obiettivo: evitare domande sensate o scomode.

La ricostruzione del Partenio non è “un evento sportivo” ma un appalto pubblico dai presupposti molto, molto fumosi: 60 milioni di euro che la città chiede al Credito sportivo indebitandosi.

Niente è gratis.

Noi mettiamo uno dietro l'altro, senza voler tracciare un filo rosso, tanti episodi negli ultimi mesi: il bando per l'acquisto delle case. Lo spostamento del mercato. I cambi di destinazione d'uso di zone a ridosso del Partenio. La rinuncia al terzo casello che teneva bloccati terreni. La piscina abbandonata. Le rate del Palazzetto dello Sport insolute nei confronti del Credito Sportivo. Il Dino Park. Intere parti della città spianate senza che nessuno dica “a” e il vergognoso sbigottimento che si fa largo soltanto a parco Fenestrelle devastato.

Si sente parlare in giro di nuovo risorgimento, ma assomiglia molto di più a un oscuro e pericoloso medioevo.