Hanno il tumore, ma lo Stato se ne frega. Niente pensioni

La legge Fornero di fatto condanna tanti ex dipendenti dell'Isochimica

hanno il tumore ma lo stato se ne frega niente pensioni

Bisognerebbe usare il buonsenso. Di fronte alle loro condizioni di salute, tutto dovrebbe passare in secondo piano. Così non è

Avellino.  

Più della metà degli operai che lavoravano nell'Isochimica non prenderanno la pensione. Il perché chiedetelo alla Fornero, alle Ferrovie dello Stato e al Governo tutto. Questa la sintesi del pensiero di Tony della Pia, segretario provinciale di Rifondazione Comunista che ci aiuta a fare chiarezza su quanto sta succedendo intorno al processo infinito che tiene in fibrillazione decine di ex dipendenti, in larga parte affetti da patologie causate dall'esposizione all'amianto.

“Con la nuova legge sull'età pensionabile - spiega Tony – molti di questi ragazzi sono destinati a non avere una vecchiaia dignitosa”.

Tanti di loro, infatti, quando lavoravano nella fabbrica della morte, erano giovanissimi e ora sono appena cinquantenni. Non raggiungono i requisiti per accedere alla pensione. Inoltre, dopo il periodo all'Isochimica, molti hanno lavorato solo saltuariamente o sono stati impiegati come lavoratori socialmente utili. A causa delle patologie delle quali sono affetti, è impensabile farli lavorare.

Nonostante la portata del dramma, però, a vincere al momento è la burocrazia e non il buon senso che, per casi simili ,dovrebbe dare la precedenza ai lavoratori malati che hanno a carico famiglia. Offrendo loro una vecchiaia dignitosa, risarcimento minimo per le condizioni terribili nelle quali sono stati costretti a lavorare, spesso a propria insaputa. Ci sono già stati dei morti, è a loro che si dovrebbe rispetto.

Un dramma che vede in Ferrovie dello Stato uno dei principali artefici. Proprio l'ente statale mandò ad Avellino le carrozze d'amianto da scoibentare, nonostante a nord avessero già visto morire numerosi lavoratori a causa dell'esposizione. Inoltre non sono mai stati assicurati agli operai gli standard minimi di sicurezza.

Ricordava uno di loro, Nicola Abrate, “le carrozze le ripulivamo a mani nude, senza acqua per sciogliere il metallo, la polvere killer, quando tornavamo a casa, ce l'avevamo anche nelle mutande”.

Proprio Fs (Ferrovie dello Stato) aveva tentato, nel processo in corso, di essere estrapolata dalla causa, affermando di far parte, oggi, di una holding e quindi di non identificarsi con quel terribile passato. Una scusa che, fortunatamente, non è stata accettata. Ma i tempi sono ancora lunghissimi. E in tanti, fra gli operai, non sanno se vivranno abbastanza per godersi la pensione con i loro nipotini.

Andrea Fantucchio