«Ho scoperto il cancro sotto la doccia, così l'ho vinto»

Amos e Amdos, le associazioni che aiutano. La storia di Pina, quella di tante guerriere

Bettina Basso è stata la prima presidente Amdos Battipaglia a lei dobbiamo tutto. Ma oltre il dottore Iannace ci sono tanti medici che aiutano per fare prevenzione

Avellino.  

«Iniziamo col chiamarlo con il suo nome. Tumore, cancro. Senza averne paura anche solo a vederne la traccia scritta, il suono di quelle sei lettere lette in fila. L’una dopo l’altra. In fila come le storie di milioni di persone che attraversano il proprio personale calvario fisico e psicologico, sociale e intimo». 

Questa è la storia di Pina Martina. Si è ammalata nel 2007 e la sua storia per fortuna ha uno splendido lieto fine. Ha vinto contro il male. E’ guarita e ora è in prima fila con l’Amdos e l’Amos perchè il tumore si conosca, si prevenga e si curi. Insieme. Insieme perchè c’è la solida rete della solidarietà e impegno che fa capo al dottore Carlo Iannace e che, domenica dopo domenica, garantisce visite e screening gratuiti in tanti paesi. Una marcia silenziosa e importante che salva vita e mette tutti insieme.

Dieci donne hanno accettato di raccontare alcuni aspetti del cancro, dalla scoperta della malattia alle cure, dalle ingiustizie ai più bei ritratti di vita quotidiana. Le ringraziamo per averci regalato un pezzo della loro storia e i loro sentimenti più veri. Una donna per ogni associazione aspettando la spettacolare Camminata Rosa di domenica 18 settembre che partirà da Mercogliano per approdare ad Avellino e vedrà sfilare insieme tutte le donne e uomini malati e non di cancro che vogliono combattere. Una marcia di guerriere mai stanche di lottare e vincere contro il male del secolo.

Pina è la prima a raccontarci come è andata. Era una estate calda di nove anni fa. Come questa. Il mare e il sole. Il ritorno a casa. E poi quella scoperta. Una fitta. Improvvisa. Ha iniziato a ispezionarsi il seno, sotto la doccia e ha sentito quel foruncolo accanto al capezzolo. Mille domande. La paura. La corsa dal medico di base che le raccomanda subito di sottoporsi ad una ecografia. 

Pina si ammala giovanissima. 44 anni. Una figlia splendida e un marito. Ma quella scoperta, il male, le cambia la vita per sempre.

«Ero al mare, non avevo nessun disturbo. Poi quella scoperta. La mia vita cambiò in poche settimane. Iniziò la trafila degli esami per capire di cosa si trattasse. Andai ad Avellino per effettuare una ecografia. Poi un’altra ancora. Durò un mese. Il dottore voleva essere certo scartare quell’ipotesi terribile, si sperava in una cisti, un ammasso magari di materiale adiposo. Nove anni fa la mia vita è cambiata, così».

Fu lo stesso radiologo a consigliare a Pina una visita senologica. «Ho l’immagine ancora vivida davanti ai miei occhi entrai nel vecchio Moscati, a Viale Italia. Imboccai un corridoio. Era gremito di donne. Pieno zeppo. Tutte in attesa, tutti con quegli occhi che avevano paura e voglia di incrociare quelli degli altri. Passarono le ore e vedevo quel medico, Carlo Iannace, passare da una stanza all’altra. Devo ammetterlo. La prima volta che lo vidi non mi fece una buona impressione. Lavorava di continuo e mi chiedevo come potesse garantire cure a tutte. Poi, l’ho conosciuto. All’inizio non capivo cosa dicesse. Mi prese in braccio per andare in sala operatoria. Voleva darmi serenità, ci è riuscito. Non mi ha mai illusa. Mi ha fatto capire come affrontare la mia personale guerra contro il cancro. Mi ha sempre spronata ad accettare e combattere, a continuare la mia vita. Comunque». Prima c'è stato l'intervento, poi la chemio. «Quando affronti la chemio anche se il problema dovrebbe essere risolto, tu, nella testa, non riesci a sentirti guarita. Ma nello stesso tempo è come se facessi più fatica a ricordare che a dimenticare. Tanti particolari li ho dimenticati. Forse è un modo di difendermi, altrimenti resti attaccata a quelle cose e non riesci più a liberartene, se non nel tempo».

Il messaggio di Pina arriva dritto al cuore di tutti: La mia esperienza non è stata una brutta esperienza, malattia a parte, intendo. Ricordo solo un periodo veramente orribile, quando ero senza capelli. Grazie al dottore Carlo Iannace non ho avuto paura di combettere: mi sono truccata, accettata e sono andata avanti. Ho fatto piscina. Ho fatto tutto. Ho vissuto, ogni giorno». 

Pina spiega quanto sia fondamentale parlare. «L’approccio che ho avuto è sempre stato quello di parlarne, anche con persone con le quali entravo in contatto per poco, perché magari il calvario che ho passato io poteva essere utile a qualcun altro, anche a livello logistico, di informazioni sanitarie. Per questo l’associazione, il volontaria Amdos, Amos è importante». Come ti sei accorta? Perché? Che strada hai fatto? Domande che assalgono il cuore e la mente di chi si ammala e che vorrebbe rivolgere a qualcuno per capire davvero cosa stia accadendo nella propria vita. «Perché poi alla fine, quando hai una malattia e magari la superi può servire - spiega -. Avevo 44 anni e me ne sono accorta da sola, con l’autopalpazione. A conoscere dopo la malattia ho messo le cose in fila, i familiari, i malati e tutto il resto. 

E anche quando si parla di chemio, per esempio, la gente non sa mai cos’è. Ricordo che eravamo due donne entrambe giovani e sprovvedute. Avremmo voluto fare tante domande. Oggi oltre che per la prevenzione noi donne Amos e Amdos cerchiamo anche di informare, aiutare e solidarizzare con chi attraversa la cura, la lotta. Mi capita di incontrare persone che devono affrontarla per la prima volta, cerco di tranquillizzarle perché la grande domanda è “Ma in fondo, la chemio, che cos’è?”. In fondo? non è che una flebo, e dura due ore, più tutta la preparazione. Parliamo di tante cose come l’alimentazione che può aiutare il percorso di terapia e tanto altro ancora. Non posso che ringraziare il dottore Iannace. Penso sempre alle sue mani. Non smetto mai di guardarle, mi hanno salvato la vita».  

Simonetta Ieppariello