Ancora l'incubo Irm, ma ora la Valle ha le sue sentinelle

Valle del Sabato e inquinamento. I residenti protagonisti avvisano i carabinieri.

Sospesa l'attività dell'impianto Irm. I militari hanno riscontrato diverse irregolarità nella gestione. Mazza: vergognoso che a 11 anni dal disastro ancora si trattino rifiuti pericolosi accanto alle nostre case.

Avellino.  

 

di Luciano Trapanese

Beh, funziona. Se i cittadini non restano passivi, ma decidono di agire, anche gli inquinatori finiscono nel sacco. La zona è quella, la Valle del Sabato. E la storia è un vecchio incubo che si perpetua, la Irm. Loro, i veri protagonisti di questa storia, sono i residenti. Durante la riunione di San Barbato, con la nascita del Comitato Salviamo la Valle, è stato deciso di avvisare le forze dell'ordine per ogni scarico, movimento, nube di fumo sospetta. E così è stato. I carabinieri della stazione di Atripalda sono stati tempestati di telefonate. Motivo: andate a verificare cosa accade alla Irm. Detto, fatto. I militari hanno effettuato una verifica e avvisato la procura. Risultato: la chiusura temporanea del sito. Sarebbe stata accertata la gestione non regolare dell'impianto per il trattamento di rifiuti pericolosi con lo scarico di acque reflue industriali senza autorizzazione. I carabinieri della stazione di Atripalda, insieme ai colleghi del Noe di Salerno e ai tecnici dell'Arpa Campania, hanno riscontrato la presenza di rifiuti organici stoccati oltre i limiti di tempo previsti con la conseguente iperproduzione di percolato. Tutto depositato in una vasca priva di copertura (con una inevitabile puzza nauseabonda rilasciata in tutto l'ambiente circostante). E infine le acque reflue sarebbero state scaricate sia all'interno della rete fognaria, sia in un fiume.

E' una soddisfazione piena di amarezza, quella che esibisce Franco Mazza, uno degli animatori del Comitato e in prima linea da almeno un decennio per salvare la Valle da un destino di eterno inquinamento.

«La cosa positiva – dichiara – è la partecipazione dei residenti. Qualcosa è cambiato, finalmente. C'è una rinnovata sensibilità verso il problema e, soprattutto, una grande voglia di partecipazione. Lo testimoniano le decine di segnalazioni fatte pervenire ai carabinieri. E molte delle quali riguardavano proprio la gestione dell'impianto Irm. Non possiamo, naturalmente, non ringraziare le forze dell'ordine per l'attenzione e la tempestività dell'intervento. Ma c'è anche amarezza...»

Franco Mazza prende tempo. Una piccola pausa. «Vuole sapere quello che è scoraggiante? Che a undici anni dal disastroso incendio nella Irm si continuino a trattare rifiuti pericolosi. Come nulla fosse accaduto. Sempre a ridosso delle nostre abitazione. E non solo. Se le valutazioni dei carabinieri dovessero essere confermate, tutto questo viene fatto in modo illecito e alla luce del sole. La verità – aggiunge – è che per troppo tempo, in questa zona, ognuno si è sentito libero di fare come voleva. E i risultati sono questi...»

Da oggi non è più così. Ci sono le sentinelle del comitato. Sentinelle anti inquinamento. Trentamila residenti, che hanno deciso di reagire.

«Aspettiamo di essere convocati in prefettura – aggiunge Mazza -. In quella sede istituzionale presenteremo tre richieste. Mai più rifiuti umidi a ridosso delle nostre case. Una vera indagine epidemiologica sul territorio (una richiesta – nonostante le promesse – inevasa da almeno un decennio ndr). E infine, rilievi ambientali dell'Arpac sul contenuto dei fumi della Novolegno. Ci dicono che si tratti solo di vapore. Vogliamo avere la certezza che davvero non siano nocivi. Non ci sembra di chiedere troppo. Nel frattempo stiamo preparando una ricca documentazione con grafici e fotografie e grazie a una sottoscrizione ci occuperemo noi, con l'ausilio di laboratori specializzati, ad effettuare rilievi su aria, terra e acqua in questa zona. L'ultima volta – dieci anni fa – i risultati furono pessimi. Si trovò di tutto. E tutto oltre i limiti imposti dalla legge. Non crediamo che la situazione sia migliorata, anzi».

Nel frattempo, ignorando che questa zona industriale è in una zona abitata, si continua a sostenere che qui può essere costruito una volta un impianto di compostaggio, poi un inceneritore e l'ultima novità, un biodigestore.