Corcosol, smaltimento illecito di rifiuti: assolta l'azienda

La decisione del tribunale di Avellino per la società solofrana.

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Il sito era stato oggetto di un sequestro giudiziario nel 2014.

Solofra.  

 

di Andrea Fantucchio 

E’ stato assolto dal Tribunale di Avellino il legale rappresentante della società Corcosol S.p.A., difeso dal penalista Fernando Taccone, accusato di avere illecitamente stoccato oltre 2.300 mc di terreno misto a rifiuti all’interno del medesimo sito industriale a Solofra, in via della Consolazione.

La Corcosol S.p.A. è la società che ha avuto la funzione di raccogliere gli scarti delle industrie conciarie per trasformarli in concime organico fino a quando il sito industriale è stato dismesso ed è divenuto poi il centro di raccolta dei rifiuti solidi urbani, nel periodo di emergenza della gestione dei rifiuti. Un incendio aveva devastato il sito el 2007 compromettendo definitivamente la ripresa dell’attività industriale.

Mutato l’assetto societario, agli inizi del 2013 era stato ipotizzato il rischio di una minaccia ambientale consistita nello sversamento di liquidi all’esterno del sito favorito dalle abbondanti piogge. L’evento aveva imposto ai nuovi amministratori di procedere con urgenza alla messa in sicurezza ambientale del sito mediante il ripristino del sistema fognario la cui fatiscenza aveva provocato appunto gli sversamenti ritenuti nocivi.

Le operazioni di ripristino ambientale hanno però dovuto far fronte a numerose difficoltà successive a un sequestro giudiziario compiuto agli inizi del 2014.

I terreni escavati durante le operazioni di rifacimento delle condotte fognarie erano state temporaneamente allocati all’interno di un capannone in vista di un rinterro. Prima di potere riutilizzare il terreno estratto, tuttavia, Corcosol aveva chiesto all’ARPAC di verificare attraverso apposite analisi la qualità del terreno. Tali analisi erano state, invero, già compiute privatamente e con esito positivo dalla Corcosol, ma era comunque necessario che ARPAC le convalidasse al fine di accertare definitivamente la natura del terreno. Solo all’esito della complessa procedura, si sarebbe potuto stabilire se tale terreno fosse stato riutilizzabile (mediante rinterro) oppure da smaltire come rifiuto.

Prima che tali analisi fossero compiute dall’ARPAC, tuttavia, i Carabinieri del NOE di Salerno, nel gennaio 2014, avevano sequestrato quello stesso terreno, qualificandolo come rifiuto, perché nel cumulo si intravedevano delle buste di plastica ed alcuni pezzi di legno.

Il sequestro convalidato dall’autorità giudiziaria aveva finito, questo quanto sostenuto dalla difesa in aula, di ostacolare le attività di ripristino ambientale, dal momento che, nonostante il sequestro fosse finalizzato proprio al compimento delle analisi, queste ultime non vennero mai più compiute, nè dall’ARPAC nè dall’Autorità Giudiziaria.

In più, il capannone caduto in sequestro, rimasto privo di manutenzione, subì aveva subito un cedimento strutturale nel 2015 allorquando il tetto era crollato per effetto delle forti piogge causando nuovi sversamenti all’esterno del sito.

E così, Corcosol era stata costretta ad avviare una nuova procedura di emergenza ambientale per la messa in sicurezza del sito.

Al contempo, il legale rappresentante di Corcosol aveva proposto ricorso per cassazione per ottenere il dissequestro del terreno e del capannone.

Nell’aprile 2016 la Corte di Cassazione aveva annullato il provvedimento del G.I.P. che negava il dissequestro poi disposto dal tribunale di Avellino il 19 novembre 2016.

Nonostante la permanenza del sequestro per oltre due anni, nessuna attività di analisi sui terreni è stata compiuta, nè dall’ARPAC né dalla Procura. Di contro, le uniche analisi che attestavano la conformità del terreno erano quelle compiute a suo tempo da Corcosol. Sulla base di tali analisi, la difesa è riuscita a dimostrare che i terreni non potevano essere considerati rifiuti e che, pertanto, nessuna attività di deposito incontrollato di rifiuti era stata compiuta dal legale rappresentante di Corcosol.

Su disposizione dei vertici di Corcosol le attività di ripristino ambientale, di assoluto interesse per l’intera comunità solofrana, sono state autorizzate dalla Regione Campania che ha approvato il piano di caratterizzazione proposto dall'azienda. Tutte le analisi necessarie erano state compiute privatamente e sono state fondamentali per proseguire le operazioni di bonifica del sito, oggi condotte a buon fine.