di Andrea Fantucchio
«Quel bus non era una carretta. Era già stato a Medjugorje e Montevergine quindici giorni prima dell'incidente. Non c'era stato alcun problema. Altrimenti non l'avrei mai fatto circolare», l'imputato Gennaro Lametta ha risposto così alle domande del suo legale Sergio Pisani durante l'udienza di questa mattina nel processo per la strage del bus precipitato dal viadotto dell'Acqualonga. Una tragedia nella quale hanno perso la vita quaranta persone. Era il luglio del 2013. Quindici gli imputati accusati a vario titolo di omicidio colposo plurimo, falso in atto pubblico, disastro colposo e omissione in atti d'ufficio. (Clicca sulla foto di copertina e guarda cosa è accaduto dopo il processo)
L'arrivo di Lametta in aula
Questa mattina la tensione era palpabile fin dall'arrivo di Lametta in aula. Per due volte, nelle precedenti udienze nelle quali era stato ascoltato, i familiari delle vittime avevano provato ad aggredirlo. Questa volta lo hanno inseguito all'uscita dall'aula. Le forze dell'ordine hanno evitato lo scontro, scortando l'imputato fino alla sua auto parcheggiata a via De Conciliis (Guarda il video di 696 Tv con la collega Paola Iandolo).
Un epilogo che era prevedibile anche alla luce di quanto accaduto durante l'escussione di Lametta, spesso interrotto da un brusio che proveniva dal fondo dell'aula.
«La manutenzione era costante così come la revisione. Sarei stato un pazzo altrimenti a far circolare quel mezzo sul quale viaggiavano mio fratello e altre 39 persone. Io sono la quarantunesima vittima», ha spiegato l'imputato, chiarendo che dell'ultima revisione se ne era occupato il fratello Ciro. Ha poi aggiunto che alcuni interventi sarebbero stati eseguiti da un'officina di Volla, ribadendo che tutti i documenti riferiti al mezzo erano in regola.
Il video di Zadra non è stato acquisito
Il giudice Luigi Buono ha deciso di non acquisire il video realizzato dal sovrintendente capo della Questura di Vicenza, Carlo Alessandro Zadra, già ascoltato. Così come avevano richiesto il Procuratore capo, Rosario Cantelmo, e il sostituto Cecilia Annecchini, che erano invece riusciti a ottenere l'acquisizione di una perizia che proveniva da un procedimento civile connesso. Un documento che evidenzia come la velocità del bus al momento dell'impatto fosse decisamente inferiore a quella calcolata dai periti di Autostrade. Secondo questa ricostruzione, delle barriere in ottime condizioni avrebbero dovuto contenere l'urto col pullman (Leggi l'approfondimento sulla perizia).
Ascoltato anche Saulino
Ha poi deposto in videoconferenza Vittorio Saulino, difeso dall'avvocato Antonio Rauzzino, funzionario della motorizzazione di Napoli accusato di aver modificato, con l'aiuto di un’altra dipendente dello stesso ente, la revisione del veicolo alcuni giorni dopo la tragedia.
L'imputato ha deciso di rendere dichiarazioni spontanee.
«Non ho mai provveduto nel corso della mia carriera lavorativa a inserire nel Ced (centro elaborazione dati) esiti di revisioni. L'utilizzo della mia password personale, che allora era l'unico elemento che permetteva di entrare nel Ced, non è stato riscontrato in nessuno dei casi di revisione che ho effettuato», ha spiegato Saulino.
Ha poi aggiunto che l'unico elemento ricollegabile a lui, utilizzato nell'attività svolta, era il codice identificativo di dipendente del Ministero dei Trasporti. Elemento che – ha spiegato – non era riservato perché veniva comunicato in riferimento alla pista dove si svolgevano i compiti di esaminatore.
«L'abuso di questo codice identificativo è avvenuto anche quando ero in ferie. Inoltre la verifica svolta, dopo l'incidente del 2013, ha evidenziato che migliaia di revisioni erano false perché mai effettivamente svolte nonostante l'apparente regolarità dell'inserimento del Ced dell'esito delle stesse», ha chiarito Saulino.
Le prossime udienze
Ha raccontato che il 29 luglio del 2013 era in ferie. Al suo rientro in servizio gli avrebbero riferito che la pratica relativa al bus era regolare, come evidenziato anche da una nota ufficiale al Ministero dei trasporti pubblici. E così Saulino non si era più interessato per visionare l'atto citato.
Le due prossime udienze si terranno il 13 e il 20 aprile. Il giudice si è riservato sull'eventuale escussione delle persone citate dai testimoni durante le dichiarazioni rese nelle precedenti udienze.
