di Andrea Fantucchio
Operazione "Saving panda", ma non c'entrano le campagne animaliste del Wwf. A dover essere salvate erano infatti le automobili, principalmente proprio Panda ma anche Fiat 500 e Lancia Y, finite nel mirino di due ladri, entrambi napoletani di 30 e 45 anni, arrestati dai carabinieri della compagnia di Avellino. Un'indagine che si riferisce a trentaquattro furti eseguiti in larga parte nel 2017, che è valsa agli indagati un soggiorno dietro le sbarre nel carcere di Bellizzi. Le indagini continuano e non è escluso che altri episodi potrebbero andarsi ad aggiungere al già imponente curriculum criminale dei due uomini: entrambi pregiudicati per reati simili.
Per gli investigatori si tratta di professionisti: il sistema adoperato era sempre lo stesso. I due napoletani – intercettati - arrivavano ad Avellino con un’ auto «pulita», spesso una Panda azzurra intestata a terzi, e con targa contraffatta. Poi prendevano di mira il bersaglio: individuata la macchina da rubare procedevano a forzare con un cacciavite la portiera anteriore. Quindi avrebbero collegato una centralina che permetteva di avviare il motore bypassando il sistema elettronico di blocco d'accensione e procedendo con la disinstallazione dell'eventuale sistema di allarme e localizzatore Gps. Operazioni che duravano appena tre minuti: poi secondo gli investigatori i due ladri guadagnavano la fuga in autostrada con la macchina staffetta che faceva da apripista.
A novembre il passo falso. Uno degli indagati, fermato dai carabinieri, ha tentato la fuga. Ne è nato un rocambolesco inseguimento fra le strade di Avellino: l'auto del ladro aveva anche speronato diverse gazzelle. E non si era fermata neppurre all'ingresso dell'autostrada distruggendo le sbarre al varco. Uno schianto che aveva rallentato la corsa della vettura. I carabinieri avevano sequestrato tre centraline che appartenevano a auto rubate nei giorni precedenti fra Avellino e l'hinterland. Oltre diciotto colpi sono stati eseguiti nel capoluogo irpino, gli altri fra Mercogliano, Pratola Serra e Monteforte Irpino. A volte i ladri avrebbero rubato anche due auto nella stessa sera: dopo aver disattivato il sistema elettronico ne portavano via una, l'altra la parcheggiavano in città per poi recuperarla in un secondo momento.
Gli investigatori – nonostante il lavoro di contraffazione sulle targhe – grazie all'ausilio della control room, sono riusciti a risalire ai dati delle vetture. E hanno scoperto una presunta rete di operazioni fittizie per rendere difficoltosa l'individuazione degli indagati che eseguivano i furti. Non escludono che i due uomini appartenessero a un'associazione che poi si occupava di rivendere le vetture nel napoletano: per intero o «a pezzi». La Panda è infatti una delle auto preferite del mercato nero. Al momento è stato denunciato un 35enne di Napoli con l'accusa proprio di ricettazione.
Nell'ordinanza di applicazione di misure cautelari sono decine e decine le intercettazioni telefoniche alle quali si fa riferimento. I due uomini non parlavano mai direttamente delle vetture, ma i carabinieri avevano intuito che si trattava di un linguaggio in codice. Ora nei prossimi giorni gli indagati avranno l'occasione, se vorranno, di offrire la loro versione dei fatti al giudice per le indagini preliminari. Intanto questa mattina il comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Massimo Cagnazzo, si è complimentato con il lavoro investigativo svolto dalla compagnia e dalla stazione di Avellino, dirette rispettivamente dal capitano Niccolò Pirronti e dal comandante Bruno Ronca. Il numero uno dell'Arma irpina ha anche invitato i cittadini a istallare, in abitazione e auto, sistemi di allarme collegati alla centrale operativa dei carabinieri così da agevolare le operazioni di soccorso.
