di Andrea Fantucchio
Qualche rosa nel giardino illuminato da un caldo sole di maggio che strizza già l'occhio all'estate, intorno svettano le alte mura del carcere avellinese Antimo Graziano, per tutti sempre «Bellizzi». Partiamo da questa fotografia per parlare della 201esima celebrazione del corpo di polizia penitenziaria. Loro, gli agenti, sono un po' come quelle rose e quelle mura: la forza della bellezza che sboccia dove si semina bene e la tenacia che resiste in condizioni anche disperate. Ce lo raccontano i numeri. Duecento: gli agenti impegnati nel penitenziario avellinese che devono sorvegliare oltre quattrocentonovanta detenuti, molti dei quali ritenuti poco adatti al regime di detenzione aperto per lo scarso rispetto delle regole.
Una carenza di personale alla quale le guardie penitenziarie cercano di reagire con professionalità, determinazione e soprattutto stringendo i denti: come vi abbiamo raccontato nei giorni scorsi, spesso rinunciano anche ad andare in ospedale dopo un'aggressione per non pesare con la loro assenza sui colleghi. Il comandante del reparto di polizia penitenziaria, Attilio Napolitano, si è complimentato con tutti loro: «Uomini e donne che svolgono un lavoro continuo e straordinario. Sono un osservatorio fondamentale per la criminalità. Non raramente ricoprono un ruolo prezioso anche per procure ordinarie e, in casi particolari, per la magistratura che lavora in settori delicati come l'antimafia»
Napolitano si è complimentato per il servizio continuo di prevenzione svolto nel carcere di Avellino, ricordando alcuni degli episodi che vi abbiamo raccontato nelle scorse settimane: quando gli agenti hanno intercettato cellulari e droga fatte entrare in cella. Oltre alle aggressioni.
«Un pensiero particolare va al personale di polizia penitenziaria caduto nell’adempimento del proprio dovere. Sono fonte di ispirazione per continuare a dare attuazione al mandato costituzionale, soprattutto, nei momenti di difficoltà come questo in cui il sistema penitenziario vive una condizione di grande difficoltà dovuta alla gravissima carenza di risorse umane ed economiche». Ha spiegato nel suo intervento Tiziana Perillo, Comandante del Nucleo Operativo Traduzioni e Piantonamenti.
Un lungo e doveroso applauso è stato riservato alle vittime di camorra: il soprintendente capo della polizia penitenziaria, Pasquale Campanello, e proprio ad Antimo Graziano, il brigadiere degli Agenti di Custodia ucciso il 14 settembre 1982. E al quale è intitolato il carcere avellinese.
La sala era gremita di istituzioni, veterani dell'ANPPE (Associazione nazionale polizia penitenziaria) e agenti. Fra gli altri spiccano il direttore del carcere, Paolo Pastena, il procuratore, Rosario Cantelmo, e il sostituto, Vincenzo D'Onofrio, il Questore, Luigi Botte, il Vicario del Prefetto, Silvana D’Agostino, il Comandante Provinciale dell’Arma dei Carabinieri, Massimo Cagnazzo,quello della Guardia di Finanza, Gennaro Ottaiano, il Presidente dell’Ordine degli Avvocati, Fabio Benigni, quello onorario, Giovanni De Lucia, e la consigliera Biancamaria D'Agostino. Così come non è mancata la presenza dei sindacati di categoria: il Sappe era rappresentato dal segretario provinciale, Attilio Russo.
