Droga porta a porta, i clienti pagavano con il reddito

Le minacce ai familiari: hai 24 ore di tempo sennò vengo davanti scuola di tuo figlio

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Avellino.  

“Hai 24 ore di tempo, sennò vengo davanti scuola di tuo figlio”, così minacciavano gli acquirenti che ritardavano nel pagamento della droga. Le minacce degli spacciatori venivano rivolte anche direttamente agli stessi consumatori. Sono in tutto 60 i “clienti” dello spaccio a domicilio ascoltati dai carabinieri di Avellino, nell’ambito dell’operazione denominata “delivery”. Questa mattina all’alba un elicottero ha sorvolato il capoluogo, le unità cinofile hanno eseguito le perquisizioni domiciliari e altri militari in divisa e borghese hanno eseguito le 19 misure cautelari (3 in carcere, 13 ai domiciliari e 3 con obbligo di dimora) emessa dal gip di Avellino Fabrizio Ciccone, su richiesta del procuratore capo Vincenzo D’Onofrio. 

Le indagini sono partite nel mese di novembre 2019, ancor prima della pandemia. Gli investigatori del comando provinciale di via Roma avevano gia monitorato le principali “piazze” di spaccio avellinesi, in particolar modo le zone periferiche della città: rione Parco, zona Valle, contrada Quattrograne, via Francesco Tedesco. Qui lo spaccio avveniva alla luce del sole, in strada e a tutte le ore. Poi è arrivata la pandemia e il lockdown. Ma lo spaccio non si è mai fermato. Anzi. La droga veniva consegnata a domicilio dagli stessi spacciatori. 

Il principale indagato in questa operazione è un 24enne A.R. le sue iniziali, finito in carcere assieme a un 47enne e un 53enne. Tutti volti già noti agli investigatori. Ma nelle indagini figurano decine e decine di persone, anche donne, per la maggior parte pregiudicati e già noti spacciatori. Le indagini sono state corroborate da intercettazioni ambientali e telefoniche. E così che i carabinieri hanno potuto accertare il modus operandi dei pusher. Per evitare di essere scoperti al telefono, per fare ordinazioni e indicare la droga, utilizzavano linguaggi criptici, quali fili elettrici, prosciutto crudo, prosciutto cotto, birra, caffè. In qualche occasione è stata “utilizzata” anche una giovane minorenne (non indagata) quale intermediaria.  

Dall’inchiesta è emerso un altro spaccato della nostra società. Quello della falsa povertà retribuita con il reddito di cittadinanza. Dalle intercettazioni, infatti, gli investigatori hanno scoperto che gli acquirenti messi alle strette dai pusher per il pagamento della droga, si creavano una sorta di garanzia che era proprio quella del reddito di cittadinanza: “Appena mi arrivano i soldi del reddito, ti pago”.