Poliziotto arianese ucciso a Roma: lo Stato non dimentica Angelo Grasso

Dal capo della polizia Lamberto Giannini una corona di alloro in suffragio del poliziotto irpino

Dal capo della polizia Lamberto Giannini una corona di alloro in suffragio del poliziotto irpino Angelo Grasso, ucciso a Roma durante una rapina 35 anni fa. La commemorazione si è svolta nel cimitero di Ariano. Lo Stato non dimentica...

Ariano Irpino.  

Un dolore immenso, una ferita mai rimarginata nel corso degli anni. Lo Stato non dimentica Angelo Grasso. Un triste ricordo che a distanza di 35 anni resta sempre vivo. 

Un corteo come sempre silenzioso, la corona fatta pervenire dal capo della polizia, il dolore dei familiari che niente e nessuno potrà mai alleviare. Mamma Viola avvolta in un grande abbraccio dal vice questore del commissariato di polizia di Ariano Irpino, Maria Felicia Salerno. A rendere omaggio ad Angelo, da Avellino il presidente dell'Anps l'ispettore superiore Angelo Perrone insieme ad altri soci della storica associazione. 

Era il 23 gennaio 1988 quando una mano assassina, fece fuoco contro il giovane poliziotto arianese, uccidendolo a Roma, sull’Appia antica, sotto gli occhi della fidanzata, durante una rapina compiuta ai suoi danni.

Angelo, libero dal servizio, si era appartato con la sua fidanzata. Ad un tratto quell’incontro era stato interrotto dall’arrivo di due giovani con il volto coperto da passamontagna. Alla vista dei malviventi l’agente Grasso non era rimasto impassibile, non poteva. Non era un giovane qualunque, era un poliziotto, doveva opporsi ai suoi rapinatori con tutte le sue forze. E al rifiuto di consegnare quei soldi e gioielli, i due delinquenti avevano fatto fuoco contro l’auto di Angelo, una fiat ritmo, che il giovane aveva da poco acquistato. Anche Grasso, estratta la pistola, aveva sparato. Ma i proiettili dei due rapinatori lo avevano già ferito mortalmente.

Una scena raccapricciante e difficile da dimenticare 

Terrorizzata, la fidanzata, resasi conto della gravità della situazione, era riuscita a spostare il corpo già senza vita di Angelo, sul sedile accanto, guidando per oltre tre chilometri fino a raggiungere il più vicino ospedale. Tutto si era rivelato purtroppo inutile. 

Immediate le indagini

Il fratello Ottone, in servizio nell’arma dei carabinieri, aveva giurato vendetta. A distanza di nove mesi dal delitto erano stati  arrestati dalla squadra mobile due giovani tossicodipendenti di 23 e 24 anni, ritenuti colpevoli dell’omicidio.