Geppy, Chiara Ferragni, e il viaggio verso la gloria iniziato da Avellino

È un irpino doc l'avvocato che ha fatto assolvere l'influencer. Ce lo racconta la cugina Maura

geppy chiara ferragni e il viaggio verso la gloria iniziato da avellino

È schierato con i comitati che sostengono il "No" al referendum, si confronterà con Rosario Cantelmo, ex procuratore di Avellino, Beatrice e Tecce

Avellino.  

C’è un modo discreto di appartenere al mondo. Un modo che non ha bisogno di proclami, né di biografie gridate. Giuseppe Iannaccone appartiene a questa categoria rara: quella di chi ha attraversato la gloria senza mai recidere il filo che lo lega alle origini.

Oggi è l’avvocato “milanese” di Chiara Ferragni, finito sotto i riflettori nazionali per il cosiddetto Pandoro Gate. Uno dei penalisti più noti e rispettati d’Italia. Ma prima di tutto — e forse per sempre — è un figlio dell’Irpinia.

È nato ad Avellino, in una famiglia dove lo studio non era un dovere ma un’abitudine naturale. Il padre, Tommaso Iannaccone, direttore del Monopolio di Stato; la madre, Maria Consiglia Sarno, sorella del notaio Sarno di Avellino. Un contesto solido, rigoroso, quasi silenzioso nel suo pretendere eccellenza.

Studente modello, Giuseppe segue gli incarichi del padre e conclude il liceo tra Bari e Milano. A 22 anni è già laureato. Non per precocità esibita, ma per naturalezza. Il primo incarico arriva in uno studio che entra subito nella storia: quello che segue il caso del Banco Ambrosiano. È il tempo del “banchiere di Dio”, Sindona, e di Roberto Calvi, dello IOR, e di un epilogo che ancora oggi pesa come una ferita aperta: una corda, un fiume, il Ponte dei Frati Neri.

Quel passaggio segna l’ingresso definitivo nella grande giustizia italiana. Ma sarebbe riduttivo raccontare Iannaccone come un viaggio a senso unico verso la vetta. Perché c’è un altro movimento, più intimo e meno visibile: quello del ritorno. 

Quando torna ad Avellino, l'avvocato Giuseppe Iannaccone diventa Geppy. Si concede rituali che non hanno nulla di mondano. I babà di De Pascale non devono mai mancare sulla tavola di Maura Sarno, sua cugina, dove lui corre appena può, appena la direzione di uno degli studi legali più importanti d'Italia glielo consente. È un gesto semplice, ma carico di significato. Con Maura il rapporto è speciale: si sentono spesso, si raccontano le rispettive vite, senza filtri e senza pose. È a lei che Giuseppe affida il dietro le quinte di una professione vissuta sotto pressione costante. Maura per lui è come l'amica geniale di Elena Ferrante: un filo che ti riconduce "a casa".

Con lei parla dell’amore per l’arte, delle auto — non come status symbol, ma come oggetti di design e ingegneria — e soprattutto del piacere profondo di riconoscersi ancora nelle proprie origini. In un mondo che ti chiede sempre di essere altrove, Avellino resta il luogo dove puoi permetterti di essere semplicemente te stesso.

Tra un paio di settimane, Giuseppe Iannaccone il 31 gennaio prossimo sarà ospite del Circolo della Stampa di Avellino per parlare di riforma della Giustizia. Non un intervento da passerella, ma un confronto serio, meditato, coerente con una carriera costruita sul rigore. E a febbraio lo attende un altro appuntamento importante, un dialogo ad alto livello con alcune delle personalità più autorevoli del suo mondo.

Eppure, in mezzo a tutto questo, resta intatta una verità semplice: il successo non ha cancellato il ragazzo di Avellino. Lo ha soltanto portato lontano, senza mai convincerlo a dimenticare da dove viene. Forse è proprio questo il segreto di Geppy: non aver mai confuso l’altezza con la distanza.