Avellino, accusata di indebita percezione del reddito: assolta

La donna era all'oscuro delle quote societarie e dunque è venuto meno l'intento fraudolento

avellino accusata di indebita percezione del reddito assolta
Avellino.  

di Paola Iandolo 

Era accusata di indebita percezione del Reddito di Cittadinanza: assolta dal Tribunale di Avellino. L’imputata era stata accusata di aver omesso di dichiarare la titolarità di alcune quote societarie nella domanda per il Reddito di Cittadinanza. Accuse che la stessa ha sempre respinto con fermezza.. La difesa, rappresentata dagli avvocati Claudio Frongillo e Daniela Lepore, ha sostenuto che la donna non avesse alcuna consapevolezza della sua posizione all'interno della società. Secondo i legali, le quote erano in realtà gestite da terze persone, che avevano utilizzato l’imputata e suo marito come prestanomi, senza che loro avessero un effettivo ruolo operativo nella società.

La difesa

L’imputata, dunque, avrebbe compilato la domanda per il sussidio senza alcuna intenzione fraudolenta, convinta di non essere coinvolta nelle attività societarie. La difesa ha ulteriormente argomentato che, nel momento in cui la donna ha firmato l’autocertificazione, non aveva alcun motivo di ritenere che la sua situazione societaria fosse rilevante per la concessione del reddito. Il Tribunale di Avellino, presieduto dal dottor Fabrizio Ciccone, ha ritenuto che non fosse emerso l’elemento psicologico del reato. Non è stato provato che l’imputata avesse agito con l’intenzione di frodare lo Stato. Secondo la corte, la donna non aveva consapevolezza delle partecipazioni societarie al momento della domanda, e pertanto non era in grado di compiere un atto fraudolento. Il giudice ha sottolineato che, per configurarsi come reato di truffa, è necessario che ci sia un intento fraudolento, che in questo caso non è stato dimostrato. La sentenza ha, quindi mandato assolto la donna.