Quindici, clan Cava: la Cassazione annulla l'ordinanza del tribunale di Avellino

Ora per Grasso si dovrà procedere con un nuovo giudizio davanti al tribunale di Avellino

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Quindici.  

di Paola Iandolo 

La Suprema Corte di Cassazione, nella tarda serata di ieri, in totale accoglimento dei ricorsi proposti dagli avvocati Dario Vannetiello e Gaetano Aufiero nell’interesse di Angelo Grasso - legato al clan Cava - ha annullato la ordinanza emessa dal Tribunale di Avellino con la quale era stata rigettata la richiesta di ritenere sussistente il vincolo della continuazione tra due sentenze di condanna per usura ed estorsione. La prima condanna era di anni 5 e mesi 4 di reclusione e la seconda condanna era di anni 4 e mesi 4 di reclusione.

Dovrà procedersi ora ad un nuovo giudizio innanzi al Tribunale irpino, all’esito del quale si apre decisamente la possibilità che Grasso abbia una significativa riduzione della pena, con immediata remissione in libertà anche alla luce del presofferto già scontato. Il risultato favorevole in tema di continuazione tra i reati che ha ottenuto Angelo Grasso segue quello di soli pochi giorni orsono di cui ha beneficiato un altro irpino, il boss Antonio Cava, sempre grazie al lavoro del cassazionista Dario Vannetiello.

La misura per Angelo Grasso era scatta nel 2011 con le accuse di usura con l'utilizzo del metodo mafioso e della volontà di favorire l'attività del gruppo criminale denominato "Clan Cava". Il provvedimento cautelare era scaturito dalla meticolosa attività investigativa svolta da personale della Squadra Mobile della Questura di Avellino e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, basata su dichiarazioni testimoniali, intercettazioni telefoniche ed ambientali, nonché su accertamenti documentali in relazione ad un episodio di usura commesso in danno di un imprenditore del salernitano.