Quattro anni, quelli chiesti dal pm Maria Colucci. E' la condanna decisa con rito abbreviato dal gup del Tribunale di Benevento, Maria Di Carlo, per Francesco Di Vito, 38 anni, di Mirabella Eclano, accusato di due minacce aggravate dall'uso di armi, porto e detenzione illegale di armi e resistenza a pubblico ufficiale.
I fatti risalgono al 15 settembre 2025, quando Di Vito, difeso dall'avvocato Mario Cecere, era stato arrestato dai carabinieri – è ancora in carcere – per tentato omicidio: un addebito che il Riesame aveva però qualificato in quello di minaccia aggravata.
Tutto era accaduto all'esterno di un bar di Mirabella, teatro di una lite scoppiata con un 56enne di Bonito con il quale sembra esistessero già dei contrasti precedenti per questioni lavorative. Secondo gli inquirenti, Di Vito lo avrebbe minacciato di morte ed avrebbe esploso “al suo indirizzo” tre colpi di pistola che non avevano avuto conseguenze.
L'imputato, da parte sua, ha sempre sostenuto – lo ha fatto anche oggi in aula- di essersi sentito aggredito durante lo 'scontro' con il suo interlocutore e, quando era intervenuto suo padre, di aver sparato a terra una sola volta.
Di Vito è stato invece assolto, per mancanza della prova, dall'altra minaccia contestata, ravvisata nel comportamento successivo: avrebbe preso un fucile dalla sua auto e l'avrebbe puntato verso il volto del 56enne. L'ultimo capitolo è quello della resistenza: una volta in caserma, “in evidente stato di ebbrezza”, avrebbe assunto un atteggiamento di sfida nei confronti di uno dei militari, opponendosi alle operazioni di polizia giudiziaria. Questa mattina la discussione, nel pomeriggio la sentenza di condanna.
