di Paola Iandolo
"Diego Bocciero" agì come referente del Nuovo Clan Partenio". per questa ragione è stato rigettato dai giudici della Seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione il ricorso presentato dalla difesa di Diego Bocciero difeso dall'avvocato Raffaele Bizzarro, contro la decisione del Tribunale del Riesame di Salerno che il 30 dicembre ha confermato l’ordinanza del 12 dicembre del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale su richiesta della Procura Antimafia di Salerno per aver costretto - insieme ad altri soggetti raggiunti da misura - i due imprenditori di Solofra a pagare direttamente in loro favore (e non più due soggetti stabiesi) il debito usurario residuo quantificato in euro 60.000,00 da corrispondere in rate mensili di euro 2.000,00.
Gli incontri
Bocciero (arrestato a Tunisi dopo qualche mese di latitanza grazie ad un'operazione congiunta tra carabinieri del Nucleo Investigativo del comando di Avellino e Interpool) come ricostruito dalla Dia di Salerno, avrebbe incontrato nel mese di ottobre 2024 presso un bar una delle vittime il quale, presentandosi come referente del Nuovo Clan Partenio, e imponendo di non effettuare ulteriori pagamenti alle persone di Castellammare di Stabia in quanto, secondo la logica criminale, l’operazione usuraria ed i conseguenti vantaggi economici spettavano direttamente alla criminalità organizzata locale, ovvero al Nuovo Clan Partenio.
La decisione dei giudici della Suprema Corte
I giudici della Suprema Corte sostengono che Bocciero “contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa del ricorrente, non ha di certo rivestito nella vicenda un ruolo marginale e defilato, essendo per contro emerso che lo stesso ha intimato alle persone offese, durante l’incontro di provvedere ai pagamenti in favore del gruppo avellinese, rivendicandone il predominio criminale sul territorio in cui avveniva l’operazione illecita”. Nessun dubbio, per i giudici della Suprema Corte anche con riguardo alla sussistenza della circostanza aggravante di cui all’art. 416. Per la Cassazione anche in questo caso ampiamente motivata dal Tribunale, visto “lo stato di notevole soggezione nel quale versavano le persone offese che rimarcavano nelle loro dichiarazioni come nel corso degli incontri con gli esponenti del sodalizio avellinese, il Bocciero e M.E. rivendicavano il credito affermando il proprio controllo criminale del territorio in cui le vittime vivevano e lavoravano, con modalità tali da suscitare una condizione di intimidazione.
