Avellino, accusato di evasione dai domiciliari: assolto

Il pubblico ministero aveva chiesto la condanna ad un anno di reclusione

avellino accusato di evasione dai domiciliari assolto
Avellino.  

di Paola Iandolo 

Assolto per non aver commesso il fatto. Questo è il verdetto del Tribunale di Avellino che ha mandato assolto un giovane del capoluogo, A.A.I., rinviato a giudizio per evasione dagli arresti domiciliari. I fatti risalgono al mese di Luglio del 2023 allorquando un maresciallo dei Carabinieri di Avellino, libero dal servizio ed a bordo della sua motocicletta, notava A.A.I. stazionare nei pressi di un bar vicino alla fermata degli autobus. Fermata la motocicletta, il Carabiniere chiedeva al giovane cosa ci facesse per strada, chiamandolo per nome. In maniera ferma il ragazzo diceva di non chiamarsi A.A.I., bensì Pasquale, e approfittando del passaggio  di un bus, vi saliva dentro lasciando sul posto il Maresciallo.

Il Militare allora chiamava i colleghi in servizio, ponendosi nel contempo all'inseguimento dell'autobus. Dopo qualche minuto, l'autobus effettuava delle fermate nei pressi dell'abitazione di A.A.I. che, secondo l'assunto accusatorio, riusciva a scendere senza farsi vedere dal Militare che si trovava a bordo della motocicletta. Il Maresciallo, raggiunto dai colleghi in servizio, si recava pertanto nella abitazione di A.A.I., sita al terzo piano di un edificio all'interno di un complesso di case popolari. Bussato alla porta, A.A.I. apriva ai Militari che lo rinvenivano quindi in casa, con indosso soltanto la biancheria intima.

Nel corso del processo, i Carabinieri sentiti in aula come testi, dichiaravano che il giovane si presentava sudato ed ansimante, evidentemente per la corsa appena fatta. Il Maresciallo che lo aveva riconosciuto per strada, si diceva poi certo della correttezza del riconoscimento, in considerazione del fatto che parecchie volte si era recato nella abitazione di A.A.I. per controllare il rispetto degli arresti domiciliari. Il Tribunale di Avellino, nella giornata di ieri, in pieno accoglimento della tesi sostenuta dal difensore di fiducia del giovane, l'avvocato Rolando Iorio, ha mandato assolto A.A. I. per non aver commesso il fatto, ritenendo non comprovata la commissione del reato da parte del trentenne. Il Pubblico Ministero presente in aula aveva invece chiesto la condanna ad un anno di carcere.