Il futuro del ciclo integrato dei rifiuti in Irpinia si sposta nelle aule romane del Consiglio di Stato. La decisione di Irpiniambiente di impugnare la pronuncia del Tar – che in prima istanza non aveva sospeso l’affidamento temporaneo del servizio a una ditta privata da parte del Comune di Venticano – segna un punto di non ritorno nella battaglia per il mantenimento del modello pubblico in provincia.
La sfida legale al "modello privato"
Al centro della contesa c’è la scelta dell'amministrazione di Venticano di procedere con un affidamento diretto alla società Eco Service, distaccandosi dal gestore provinciale. Una mossa che Irpiniambiente e la UGL considerano illegittima. Il ricorso al Consiglio di Stato punta a ribaltare la situazione, sostenendo che la frammentazione del servizio violi le linee guida regionali che impongono una gestione coesa e provinciale.
Giovedì il passaggio chiave: quote e scissione dei rami d'azienda
Mentre il fronte legale si infiamma, si attende un passaggio istituzionale decisivo: per giovedì è stato infatti convocato il Consiglio Provinciale. All'ordine del giorno non c’è solo la ratifica del nuovo valore di Irpiniambiente per l'acquisizione delle quote da parte dei Comuni, ma anche un’importante manovra strutturale.
La Provincia procederà infatti alla divisione dei due rami d'azienda di Irpiniambiente: da un lato il settore rifiuti, dall'altro quello multiservizi. Questa scissione è un passaggio tecnico propedeutico per rendere la società più snella e funzionale al nuovo assetto in house, permettendo ai Comuni di gestire in modo mirato il ciclo integrato dei rifiuti.
L’affondo della UGL: «I Comuni rispettino la legge»
Sulla questione interviene con durezza Nunzio Marotta, segretario della UGL Ambiente, che denuncia un clima di incertezza che rischia di travolgere l'intero settore. Secondo il sindacalista, il passaggio delle competenze dalla Provincia ai Comuni non può tradursi in un "liberi tutti" verso il mercato privato.
«La normativa regionale è inequivocabile,» dichiara Marotta. «Il percorso tracciato dall'ATO Rifiuti prevede che i Comuni diventino protagonisti attraverso l’acquisizione delle quote. La convocazione di giovedì per la ratifica del valore e la divisione dei rami d'azienda è un passo concreto verso la stabilità; procedere con affidamenti autonomi proprio ora significa boicottare intenzionalmente il piano d'ambito provinciale.»
Occupazione e costi: i rischi della frammentazione
Per la UGL, il rischio non è solo normativo, ma sociale. La frammentazione della gestione in piccoli lotti comunali metterebbe a repentaglio la stabilità dei livelli occupazionali e le garanzie contrattuali dei lavoratori.
«Il modello pubblico è l'unico che garantisce efficienza e tutela delle maestranze,» incalza Marotta. «Assistere a questa "fuga" verso ditte esterne mentre la Provincia sta definendo la scissione dei rami e il valore delle quote è inaccettabile. Chi amministra deve agire nell'interesse della collettività e non alimentare una polverizzazione del servizio che ricadrebbe negativamente sulle tasche dei cittadini.»
In attesa del verdetto
La decisione del Consiglio di Stato sarà determinante. Un eventuale accoglimento del ricorso di Irpiniambiente congelerebbe le iniziative autonome dei singoli Comuni, riaffermando l'obbligo di convergere verso il nuovo assetto societario pubblico. La UGL ha già annunciato che manterrà lo stato di allerta, pronta a mobilitare i lavoratori qualora il percorso di stabilizzazione dovesse subire ulteriori strappi.
