Sidigas alla "canna del gas": non ci sono soldi e niente stipendi

L'allarme lanciato dalla Cisl: Si profila cassa integrazione per almeno il 50% dei lavoratori

sidigas alla canna del gas non ci sono soldi e niente stipendi
Avellino.  

"Per i lavoratori della SIDIGAS Spa e per i lavoratori della Servizi Integrati S.r.l. si profila il peggiore epilogo possibile. Dall’imminente cessione di ramo d’azienda che doveva riallocare tutta l’attività imprenditoriale con annesse risorse, di colpo, si sprofonda negli ammortizzatori sociali di CIGO e CIGS per sopravvenuta “improvvisa” crisi finanziaria!. 

Così in una nota stampa congiunta della Cisl  Ciro Taccone Carmine Piemonte Giovanni Esposito Giovanni Lo Russo (UILTEC- UIL FENEAL- UIL FEMCA - CISL FILCA - CISL) lancia l'allarme: "Con l’acqua alla gola, l’attuale management lancia la ridda: non ci sono più i soldi e non si possono pagare gli stipendi! La motivazione: “Enti terzi trattengono cifre che avrebbero dovuto versare per cui ci ritroviamo in conclamata crisi finanziaria”. Secondo i conti della massaia, un ovvio sillogismo: niente cash, niente work.

Viceversa per una società di servizio, rimane assolutamente ingiustificabile in quanto tale circostanza è tra i primi rischi da considerare e tenere sotto controllo in simili gestioni; Imperdonabile l’occultamento di un fenomeno che si è innescato e si è stratificato durante molti mesi sotto l’egida dell’attuale management; non certamente nato ieri l’altro e tutto insieme; per la fuorviante reiterata informazione resa ai sindacati che fino al mese scorso era sintetizzata: procediamo secondo programma prefissato e siamo prossimo al traguardo della cessione del ramo d’azienda; Inaccettabile se solo si considera che l’Ente che trattiene le fantomatiche cifre è in forte credito con la richiamata società distributrice del gas; quindi quantomeno immaginabile; Intollerabile se si considera che un simile evento affossa un business basato sulla continuità, la stabilità e il monopolio delle attività sottese e conseguente business garantito (distribuzione del gas).

Come è possibile trascurare e mostrarsi anche meravigliati di essere incappati in uno che è tra i maggiori rischi cui sono sottoposte tutte le società imprenditoriali?

Superata l’incredulità della catastrofe finanziaria, rimaniamo atterriti quando apprendiamo che le modalità di applicazione degli strumenti proposti di CIGO e CIGS riguarda il 50 % del personale e che, nelle prerogative della società, verrà attuato solo in capo a talune risorse che, di fatto, rimarranno bloccate a casa e poste in cassa a zero ore mentre il restante 50% tra cui capi, capetti e sottocapi presteranno servizio ininterrottamente.

Rimaniamo stupefatti nell’apprendere che la società di distribuzione del gas, oggi affidata a terzi incaricati dal tribunale, per una sua inevitabile cura e rimessa in pristino, azzeri tutte le attività ordinarie sulla rete limitando solo alla gestione dell’emergenza; quindi niente nuovi allacciamenti, niente nuovi preventivi; niente gestione del contatore elettronico (peraltro recentemente avviato); niente lettura dei consumi cui conseguiranno previsionali fatturazioni in capo agli utenti; niente manutenzione ordinaria delle reti e dei contatori; NIENTE DI NIENTE solo EMERGENZA RETI.

Di contraltare giacciono in un piazzale, stivati all’aperto, quantità enormi di contatori acquistati senza limiti, ingenti risorse utilizzate per recenti investimenti sulla rete senza tener conto della risaputa crescente difficoltà finanziaria, consulenza e incarichi che aumentano per numero e per soggetti coinvolti, riassunzione di dipendenti già liquidati e poi richiamati in servizio, brillanti auto a noleggio, recenti fuoruscite incentivate di ex dipendenti senza considerare l’imminente crollo finanziario.

Dunque, una raggiante e distesa gestione, peraltro affidata a professionisti, che oggi ci mostra l’amaro conto ai dipendenti posti in cassa. Per queste ragioni le OO.SS. categoriali Uiltec- UIL, Fenal- UIL, Femca-CISL e Filca-CISL hanno espresso parere negativo riguardo l’esame congiunto previsto per l’avvio dei predetti ammortizzatori. Peraltro, oltre a quanto sopra, abbiamo appreso e fermamente contestato durante l’esame congiunto della mancanza del rispetto delle fondamentali regole, tra cui non rimane spiegato il vero motivo dell’interruzione della cessione di ramo d’azienda che di fatto avrebbe evitato il ricorso ai predetti ammortizzatori;

la difficoltà finanziaria e la conseguente applicazione della cassa integrazione si addossa solo in capo ad un gruppo predefinito di operai mentre ne esclude completamente altri ancorché di simile profilo professionale; la cassa non si applica a rotazione tra gli impiegati ma è inflitta solo ad alcuni di essi e, soprattutto, rimane bandita alle svariate figure apicali aziendali; la suddivisone tra i lavoratori ammessi in cassa da quelli completamente esclusi dalla cassa non trova alcun fondamento oggettivo e/o documentato, atteso che non sono mai state attribuite declaratorie specifiche in capo ai medesimi lavoratori; la scelta tra il gruppo di chi rimane sempre al lavoro e chi viene perennemente posto in cassa è, nei fatti, assolutamente una stima soggettiva e aleatoria.

Le spettanze della cassa integrazione per alcuni lavoratori vengono anticipate dalla società (d’incanto svanisce la crisi finanziaria) mentre per gli altri (la maggioranza) dovranno aspettare che arrivi la liquidazione diretta da parte dell’INPS, nel pratico: alcuni lavoratori (pochi) ritroveranno liquidità immediata in busta paga mentre la maggioranza dovrà subire non solo la riduzione del reddito ma anche la pena di alcuni mesi senza reddito. La vicenda di SIDIGAS non solo non traguarda obiettivi, ma accumula ineguaglianza, discriminazione e potenziale complessiva implosione nonostante, più voci, incaricate e/o delegate, ci hanno sempre narrato di nuove albe e nuovi orizzonti. Per questo le richiamate OO.SS. avendo già proclamato lo stato di agitazione del personale di SIDIGAS e nell’attesa della prevista convocazione da parte del Prefetto di Avellino non escludono altre forme di protesta e di rivendicazione democratica" conclude il comunicato della Cisl Irpinia Sannio-