Avellino, per l'Industria è crisi nera: tengono Agricoltura e Edilizia

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Nel 2024 il valore aggiunto del Mezzogiorno è salito del 2,89%, più dell’1,77% del Settentrione e sopra la media italiana del 2,14%. Avellino (+2,93%) tiene il passo campano (+2,89%), spinta da agricoltura e costruzioni, ma l’industria non va

Avellino.  

Nella fotografia provinciale, Avellino chiude il 2024 con un valore aggiunto in aumento del 2,93%, poco sopra il passo campano. La dinamica è sorretta da due motori: l’agricoltura, che balza del 10,88% confermando la resilienza della filiera agro-alimentare irpina, e le costruzioni, tra le migliori d’Italia con un +6,24% che riflette l’onda lunga dei cantieri e degli investimenti sul patrimonio edilizio. I servizi legati a commercio, turismo, trasporti e informazione crescono del 4,30%, mentre le attività finanziarie-immobiliari e professionali avanzano del 5,64%, segnale di un terziario sempre più strutturato.
L’ombra cade però sull’industria in senso stretto: –5,69% su base annua, una contrazione che indebolisce l’asse manifatturiero irpino dopo anni di tenuta. L’effetto si riflette sul benessere medio: il valore aggiunto pro-capite resta a 21.166 euro, lontano dalla media nazionale e dai livelli del Nord. Per Avellino, la priorità diventa consolidare la ripresa dei servizi e dei cantieri trasformandola in nuova capacità produttiva, con politiche che alleggeriscano i costi energetici e rafforzino gli investimenti tecnologici nelle fabbriche.

Campania: seconda nei cantieri, robusta nei servizi, industria in retromarcia

La Campania mette a segno un +2,89% del valore aggiunto totale, in linea con la corsa meridionale. Spiccano le costruzioni (+5,71%), tra i migliori risultati regionali in Italia, e l’agricoltura (+12,16%), che beneficia di prezzi e volumi dopo anni di volatilità. Il blocco dei servizi di mercato — commercio, ristorazione, logistica, informazione — avanza del 4,09%, mentre l’area delle attività finanziarie-immobiliari, professionali e di supporto cresce del 4,58%; la pubblica amministrazione allargata (istruzione, sanità, assistenza, cultura) aggiunge un +3,27%, confermando il ruolo anticiclico della spesa pubblica.
La criticità è netta nella manifattura: –6,78% nel 2024. È un arretramento che pesa su province industriali come Napoli, Salerno e Caserta, già esposte a dazi, rincari energetici e domanda estera più debole. Con un pro-capite regionale di 21.757 euro, la distanza dal Nord rimane ampia. La traiettoria campana, pur positiva, richiede ora una politica industriale mirata: energia a prezzi competitivi, filiere export-oriented difese dagli shock commerciali, sostegno all’innovazione per stabilimenti e subfornitura.


Italia: Sud più veloce del Nord, ma la forbice dei redditi non si chiude

Nel confronto nazionale, il 2024 incorona il Mezzogiorno come area più dinamica: +2,89% contro l’1,77% del Settentrione e il 2,14% medio. A trainare la crescita è l’agricoltura, che vola del 10,25% e tocca circa 40 miliardi di euro, pur restando solo il 2,23% della ricchezza prodotta. Sul lato opposto, l’industria in senso stretto arretra del 4,10% e, con il suo 19,04% del valore aggiunto, trascina al ribasso territori ad alta vocazione manifatturiera, specie nel Nord-Est e in Emilia-Romagna.
Tra le regioni più vivaci spiccano Sardegna (+3,74%), Puglia (+3,13%) e Calabria (+3,12%). La “gazzella” provinciale è Viterbo (+4,85%), mentre Milano conserva la leadership per ricchezza pro-capite con 65.721 euro, davanti a Bolzano e Bologna. La distanza territoriale resta però il nodo strutturale: il Nord si attesta a 40.158 euro per abitante, il Mezzogiorno a 22.353. È il quadro “in chiaroscuro” richiamato dal sistema camerale: il Sud rompe lo stereotipo della stagnazione, ma senza un rilancio della manifattura e un costo dell’energia allineato all’Europa il Pil nazionale rischia di scontare a lungo le tensioni su export e investimenti.