"Migrante aggredito davanti a me sul bus, nell'indifferenza"

Il racconto di una sannita: "Solo io sono intervenuta, e l'energumeno ha aggredito anche me"

migrante aggredito davanti a me sul bus nell indifferenza
Benevento.  

Un'aggressione sul bus Benevento – Napoli. Un delirio a chiaro sfondo razzista che va in scena davanti a tanti passeggeri muti, qualcuno per paura altri chissà. E' la cronaca balorda di un viaggio sul bus sostituto del treno Valle Caudina, raccontato da una passeggera sannita, Giovanna Petrillo, attraverso i social. Un racconto disturbante per i suoi contenuti. Per i dettagli. Per quanto reale sia, al giorno d'oggi, qualcosa che ha tutti i contorni di un racconto artatamente disturbante, di quelli che finirebbero nelle raccolte di Stephen King.


Un italiano che siede accanto a un migrante asiatico, presumibilmente pakistano e inizia a tormentarlo: “io sono italiano e tu mi fai schifo, ti taglio la testa, fammi vedere il biglietto, io sono italiano e lo pago, voi facce di merda ci avete rovinato , mi fai schifo a pelle...dammi il biglietto hai capito che ti ammazzo di botte”. Così per trenta minuti: l'energumeno minaccia, insulta, delira e vomita le tre o quattro parole che avrà imparato dai talk o dai social negli ultimi mesi, e l'altro muto, terrorizzato...assieme agli altri. Eh già, perché non fiata nessuno di fronte a una situazione ben chiara, come spiega chi racconta la storia: “Tutti i passeggeri muti, impauriti, maschi e femmine, con gli occhi incollati sui telefonini, il muso al finestrino”.


Proprio la passeggera che ha raccontato la storia interviene: “Mi giro : lo lasci stare, lei non è il controllore! Mi restituisce minacce, epiteti tipo "tu a Napoli non ci arrivi", "se ti incontro sei morta". Minaccio di chiamare i carabinieri, prosegue nelle offese ma poi si arrende. Aria condizionata a palla, occhi incollati ai telefonini, musi schiacciati sui finestrini. Ho rabbia per la brutalità subita dal pakistano e per l'indifferenza e la paura che attanaglia i passeggeri più vicini al bruto. Finalmente scende a San Felice a Cancello . Il pakistano tira un sospiro di sollievo, io sono arrabbiata ,anche di più a dire il vero “.
Solo dopo la discesa dell'imbecille e del suo bagaglio gonfio di autoesaltazione del nulla arrivano le manifestazioni di solidarietà ex post: “Scatta la solidarietà, quella dei post accadimenti, quella dei social, quella che non serve a niente : signora che coraggio! (coraggiosa di che? Avevo minacciato di chiamare i carabinieri. Avrei dovuto farlo)”, in più assicurazioni di chi, muto nel bus , ex post vanta conoscenze di questo o quel politico e promette interventi grazie al loro interessamento. Finisce così, col sospiro di sollievo del pakistano, la rabbia di chi si è ritrovato a stigmatizzare un imbecille e a raccogliere improbabili solidarietà ex post...e tutti gli altri.

Crisvel