Fonzo: «Sì alla collaborazione ma non possiamo solo attendere»

L'attore e regista sannita riflette sulla situazione dei teatri chiusi

Benevento.  

«Siamo felici di affrontare insieme un discorso che possa essere utile a costruire, non certo a distruggere». E’ la prima reazione del regista e attore Peppe Fonzo dopo l’incontro “Benevento e i suoi teatri” promosso, lo scorso sabato, dall’assessore alla Cultura Raffaele Del Vecchio. In quella sede il vice sindaco aveva passato in rassegna le strutture teatrali cittadine. Aveva accusato duramente la Regione Campania di aver tagliato i fondi necessari per lo svolgimento delle attività culturali, senza considerazione alcuna per una città che sulla cultura aveva investito più e meglio di altre realtà. Aveva puntato il dito contro il governo centrale colpevole di proseguire in una dissennata politica di tagli, partiti dal famigerato “con la cultura non si mangia” di tremontiana memoria. Ma aveva anche lanciato un appello agli operatori culturali, spronandoli alla collaborazione. Un dialogo che per Del Vecchio sarebbe stato meglio svolgere lontano dalle colonne dei giornali. «Per mantenere viva l’attenzione su qualsiasi argomento: dalla pubblica illuminazione ai teatri, è necessario il dibattito pubblico - riflette invece Fonzo, e prosegue - dopo la chiusura (ndr temporanea) del Teatro De Simone siamo intervenuti con una nota esprimendo, istintivamente, tutta la nostra indignazione per un lavoro saltato. Proprio quel giorno, infatti, si sarebbe dovuto tenere uno spettacolo del Magnifico Visbaal. La nostra compagnia, purtroppo, convive con una grossa crisi e non possiamo permetterci di perdere alcuna occasione. Ma al di là dell’episodio l’intento di quella lettera era costruire, non certo distruggere». E tornando sulla questione teatri Fonzo ribadisce: «C’è una difficoltà oggettiva di tipo economico sulla gestione dei teatri nella nostra città. Questo non vuol dire darne colpa all’assessore alla Cultura. Siamo lieti, invece di confrontarci, cercando una soluzione e magari facendo anche squadra». Il riferimento del fondatore del Magnifico Visbaal Teatro è all’affidamento delle strutture alla gestione privata. «Con un accordo preciso e rimborsando delle spese, magari anche unendo più realtà che abbiano gli stessi intenti, sarebbe possibile assicurare una gestione virtuosa dei luoghi e un’offerta culturale alla città. Certo occorre essere attenti (per evitare situazioni, peraltro già registrate in passato nella nostra città, che hanno visto teatri assegnati ai privati con il solo scopo di lucro)». Torna sul tavolo anche la questione Piccolo Teatro Libertà. Un luogo adatto a giovani realtà teatrali, una sala di piccole dimensioni (solo 99 posti) che Fonzo conosce bene avendo condotto lì due progetti di teatro sociale. «Si trova in un luogo splendido per fare teatro: il rione Libertà il più popoloso della città. Purtroppo è chiuso ed è difficile da usare: tra questioni economiche e restrizioni logistiche più volte abbiamo dovuto rinunciare. Il teatro, infatti, divide l’ingresso con il Comando della Polizia Municipale che, alle 19 o alle 21, chiude gli ingressi. E chi frequenta i teatri sa bene che finiscono a quell’ora solo le pomeridiane. Per non parlare delle prove. Abbiamo tentato più di una volta di organizzare lì qualche proposta ma abbiamo sempre dovuto rinunciare. Certo, non perché ci venisse negata l’autorizzazione, piuttosto per questioni economiche e condizioni logistiche, ma il risultato non cambia». E allora per Fonzo è essenziale mantenere vivo l’interesse sulla questione. «Il rischio - spiega - è quello di far morire questa città tra tedio e dimenticanza. Se non si dimostra interesse nessun problema verrà risolto». D'altro canto l’attore evidenzia che si tratta di un rischio doppio «allo stesso tempo in città c’è sempre stato il problema di un pubblico non certo numeroso. Eppure in tanti si indignano dei teatri chiusi. Mi chiedo dove siano queste stesse persone quando si organizzano proposte ed eventi». Infine Fonzo conclude: «L’assessore Del Vecchio consigliava di aspettare. Ma aspettare cosa? Intanto noi chiudiamo. Se avessimo dovuto solo aspettare saremmo già fuori da un pezzo. E allora sì al confronto, ma presto. Per lavori di questo genere il tempo a disposizione è già troppo poco».

di Mariateresa De Lucia