Sanniti che odiano le donne... e non solo

Lo studio di Vox e di tre università che attraverso i social hanno “mappato” l’intolleranza

Benevento.  

«Ma guarda questa tr...» oppure, «Ma cosa vuole questo fro...» e ancora, magari durante una partita «Negro di m...», e ancora «Sei proprio un handicappato». Quante volte avete pronunciato frasi del genere? Domanda 2.0: quante volte, nel tempo in cui si fotografa anche il piatto di pasta per condividerlo online, avete twittato frasi del genere? Bene, per tutte le volte che effettivamente l’avete fatto avete dato un contributo per la realizzazione delle mappe dell’intolleranza, uno studio realizzato da Vox, a cui hanno contribuito le università di Milano, di Roma La Sapienza e di?Bari Aldo Moro. Come esce dalle mappe la provincia di Benevento? Ai vertici dell’intolleranza: cinque sono i grafici realizzati, e in tutti e cinque il Sannio presenta tonalità di colore “calde”. Il meccanismo è chiaro: più calde sono le totalità, più alto è il numero di tweet intolleranti o discriminatori postato dagli utenti del popolare social network. Cinque sono le mappe realizzate dai ricercatori, che hanno preso in analisi circa due milioni di tweet, collegandoli poi con la città da cui sono partiti. Cinque mappe dunque, con cinque tipi diversi di offese: quelle agli omosessuali, i tweet razzisti, quelli misogini che offendono le donne, quelli che offendono i disabili e quelli antisemiti. Bene, prima di analizzare i dati sarebbe divertente provare a scommettere: in quale particolare mappa Benevento risulta da primato? Magari si potrebbe ripensare all’estate, alle manifestazioni del collettivo Wand, ai due ragazzi cacciati dalla Villa Comunale, alle facce e ai commenti di tanti di fronte ai baci collettivi o ai finti matrimoni gay sul corso Garibaldi. L’analisi non prende in considerazione facebook, ma sarebbe stato interessante, anche in virtù dei tanti commenti che in quelle occasioni arrivarono anche sulla pagina del nostro giornale. E dunque: è l’omofobia “la branca dell’intolleranza” in cui Benevento primeggia? Sbagliato. Già, perché a sorpresa, è l’intolleranza “di tutti i giorni” che dilaga, a Benevento, o almeno da quel che traspare dell’analisi. Eh, già, tanti, troppi, sono i tweet misogini, quelli che offendono e discriminano le donne. “Vacca” è, secondo le mappe realizzate da Vox, il termine più in voga nel Sannio. Gettonatissimi però anche altri grandi classici dell’insulto per le donne. Facili, i sanniti, anche all’offesa per i disabili. Particolarmente caldo anche questo fronte sulle mappe realizzate da Vox: da troppe tastiere sannite nel 2014 sono partiti tweet contro i “mongoloidi”, i “cerebrolesi” gli “spastici”. Queste le parole più utilizzate. Nelle altre mappe Benevento “abbassa i toni”, intesi sia come intensità delle offese, sia per l’unità di misura utilizzata dai ricercatori. Un calo di intensità, ma non un risultato insignificante come altre zone d’Italia: ben presente in ogni caso per l’omofobia, con una preponderanza di tweet a tema “Fr...”, “checca” e altri più fantasiosi. Già, perché l’analisi denota parecchia fantasia nella creazione di insulti omofobi che accostano parti anatomiche e offese coniando neologismi denigratori. A sorpresa meno marcato è il razzismo: ma uno “zingaro” o un “negro”, buttato qua e là tra qualche tweet, magari con cadenza domenicale quando si guarda il calcio, i sanniti non lo disdegnano. Sorpresa nella sorpresa: più forte del razzismo puro e dell’omofobia, nel Sannio sembra essere l’antisemitismo: in tanti tweet l’imbecillità 2.0 ha consentito di sprecare i tendini delle dita per inneggiare ai “forni”. Imbecillità 2.0, appunto: se possibile, perfino peggiore di quella classica, sempre da stigmatizzare, ma almeno non amplificata dai social...strumento meraviglioso, ma purtroppo, come risulta anche dall’analisi, troppo spesso megafono per l’imbecillità. E dunque, dall’intolleranza 2.0 ai proverbi 2.0: una volta si usava il romanesco “Levateglie er vino”...ad oggi “Levateglie la tastiera” forse sarebbe più efficace...almeno come primo passo.

di Cristiano Vella