Neonato ucciso dai colpi inferti alla testa dalla mamma

Il dramma di Solopaca. Eseguita l'autopsia del piccolo di 4 mesi

neonato ucciso dai colpi inferti alla testa dalla mamma
Benevento.  

E' morto per i colpi ricevuti alla testa ed al volto. Più colpi diventati fatali, che la mamma avrebbe inferto con un pezzo di legno, un ramo, al suo bimbo di 4 mesi, uccidendolo. E' lo scenario che sarebbe emerso, confermando l'ipotesi più accreditata dall'inizio, dall'autopsia che il medico legale Emilio D'Oro ha eseguito nel pomeriggio, all'obitorio del Rummo, sulla salma del neonato.

Novanta i giorni a disposizione per depositare le conclusioni di un esame per il quale la difesa ha nominato il dottore Vincenzo Vecchione. Dunque, a stroncare l'esistenza del bimbo rinvenuto nella notte di domenica, senza vita, in una scarpata lungo la 372, a Solopaca, non è stato l'impatto con il terreno dopo un volo di alcuni metri, ma il gesto di colei che lo aveva messo al mondo.

Un gesto terribile, ancora più agghiacciante se si pensa – questa, al momento, la ricostruzione dei fatti- che la 34enne lo avrebbe compiuto dopo aver lanciato nel vuoto il piccolo ed averlo seguito, gettandosi di sotto anche lei, con l'intenzione di farla finita. Lui, inerme tra i rovi, avrebbe pianto, ma ciò non avrebbe indotto la donna a fermarsi.

Un dramma sconvolgente, sul quale l'indagata, che il dottore D'Oro visiterà per stabilire le lesioni subite precipitando nel burrone, non ha ancora fornito la sua versione. Anche questa mattina, come riportato in un altro servizio, ha scelto di non rispondere al gip Maria Ilaria Romano. Si è chiusa in un silenzio che ha rotto brevemente solo con il suo legale, l'avvocato Michele Maselli, al quale ha affidato il racconto della sua condizione.

Si tratta di una vicenda che, al di là delle implicazioni giudiziarie, offre, purtroppo, molteplici indizi sulla difficoltà di intuire e capire il disagio. Ce n'è tantissimo in giro, spesso in forme latenti che all'improvviso deflagrano e causano sconquassi inimmaginabili. Non sembrano esserci dubbi sul fatto che il caso della 34enne sia ascrivibile alla lista di quelli scatenati da un vissuto di sofferenza legato a svariate situazioni.

Ecco perchè sarà fondamentale, nella definizione di una storia tanto complessa, la valutazione dello stato psichiatrico e psicologico della donna. Perchè una madre presente a se stessa, e non dilaniata da un tormento interiore che diventa insopportabile, protegge ad ogni costo il suo piccolo. E non alza la mano contro di lui. Loredana lo avrebbe fatto, violando il patto di amore stretto con la sua creatura innocente. Va aiutata, soprattutto quando i riflettori, che ora illuminano l'incubo, si spegneranno. Inevitabilmente.