Era quanto avevano chiesto le difese e, ma solo in un caso, il pm della Dda. Tutte assolte, perchè il fatto non sussiste, le quattro persone, sulle quarantadue complessive, che nel gennaio 2015 dinanzi al gup del Tribunale di Napoli avevano scelto di essere giudicate con rito ordinario dopo essere state coinvolte nell'indagine dei carabinieri ('Tabula rasa' il nome in codice) sul clan Sparandeo 'deflagrata' nel marzo del 2014 e sfociata in undici condanne definitive nel febbraio 2019.
L'assoluzione è stata decisa dal Tribunale (presidente Rotili, a latere Di Carlo ed il got D'Orsi) per Quirino Bosco, 53 anni, di San Nicola Manfredi, accusato di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di rapine – un addebito dal quale erano già stati assolti altri imputati -, Umberto Chiumiento, 45 anni, di Benevento – entrambi assistiti dall'avvocato Vincenzo Sguera-, che rispondeva della cessione nel maggio 2010 di meno di 2 grammi e mezzo di hashish a due acquirenti.
Una contestazione di spaccio riguardava anche Gianluigi Di Dio (avvocato Roberto Romano), 51 anni, ed il figlio Alberto (avvocato Michele De Vita), 30 anni, di Altavilla Irpina, che il gup del Tribunale di Napoli, Quatrano, aveva già prosciolto dalle accuse di associazione per delinquere di stampo camorristico e di associazione finalizzata allo spaccio di droga.
Il Pm aveva proposto l'assoluzione di Bosco e le condanne a 8 anni di Ginaluigi Di Dio, e a 6 anni di Chiumiento ed Alberto Di Dio. Nello scorso ottobre la requisitoria, oggi le arringhe dei difensori e, poi, la pronuncia del collegio giudicante che ha mandato assolti i quattro imputati.
