San Giorgio la Molara: il paese della marchigiana VIDEO

Nuova puntata de L'Altra Campania, il format di 696 tv

san giorgio la molara il paese della marchigiana video
San Giorgio La Molara.  

 

di Simonetta Ieppariello

Il culto dell’emozione passeggiando nel verde, con lentezza, ammirando i paesaggi mozzafiato della Valle del Calise, alla scoperta dei resti di mulini fluviali e fattorie nel vento. (vedi puntata de L'Altra Campania dedicata a San Giorgio La Molara, di 696 tv)

San Giorgio La Molara, forse, deve il nome proprio a quei mulini sul fiume Tammaro, che ancora ricordano la storia antica e le tracce di importanti realtà locali che l'acqua ha riportato alla luce o che ha custodito, e che incrocia l'immensa rete viaria della transumanza delle greggi, il Regio Tratturo. 

Intorno alla valle si guardano passato e presente, le facies di quei mulini, dove genti operose lavoravano da secoli stoffe e grani, e le pale eoliche in grado di catturare l’energia del vento. Storia di bellezza pura, nel suo essere remoto.

Questa è il racconto dell’orgoglio di pastori vaganti che accompagnano greggi in montagna, per poi tornare a casa, seguendo i ritmi delle stagioni, del tempo, del cielo e quella strada di erba, il regio tratturo che solca paesi e tempo.

I tratturi costituivano una rete di itinerari su cui greggi e pastori praticavano il rito della transumanza due volte l’anno: in primavera verso i monti dell’Abruzzo e in autunno verso le calde ed accoglienti pianure della Puglia, attraversando territori diversi da una regione all’altra e arricchendosi di esperienze, di incontri e di conoscenze. Nel 1908 una legge che prevedeva l’alienazione di tutti i tratturi ne conservò quattro: L’Aquila–Foggia, il Celano–Foggia, il Castel di Sangro–Lucera e il Pescasseroli–Candela. Proprio quest’ultimo attraversa il territorio della Provincia di Benevento da nord a sud. La transumanza assunse l’apogeo nel periodo aragonese e i tratturi diventarono grandi come autostrade, poi vi fu il loro declino.

A San Giorgio La Molara il tratturo segue i crinali accarezzandoli, mentre il fiume Tammaro scorre tra fattorie del vento e mulini che raccontano la storia del popolo sannita.

E così scopriamo che Anche la Campania ha il suo West - i suoi spazi sconfinati, gli altopiani d'erba infiniti, solo che è a oriente: devi uscire dalla da Benevento, ed entrare nel Fortore, quello ricco di una natura lussureggiante e infinita. Nel verde con lentezza, con la bellezza negli occhi che ti arriva al cuore dei paesaggi, con lo scorrere del fiume che solca le rocce aprendosi la strada verso la montagna. il Mezzogiorno nudo, del latifondo contadino in quel generico giù, con quel suo spirito, quella sua cronica divisione interna per ogni cosa.

Terra dell’osso, zona interna ma straordinariamente produttiva. San Giorgio la Molara sconfessa ogni classificazione del ministero, è invece uno dei centri più importanti in Italia per l'allevamento della Marchigiana, una delle tre razze bovine storiche, con la Chianina e la Romagnola, comprese nel marchio di qualità del "Vitellone bianco dell'Appennino centrale".

E tutto il paesaggio che ci circonda lavora per l'alimentazione dei prestigiosi animali, perché la marchigiana di San Giorgio è esclusivamente alimentata con fieni profumati e foraggi eccellenti e squisitamente locali.

Alla base del successo degli allevatori di San Giorgio c'è la ricerca, un lavoro instancabile di miglioramento della razza che in queste terre è iniziato quindici secoli fa. Un sistema zootecnico di eccellenza, intorno al quale ruota adesso un intero paesaggio. Tutto è frutto di una coraggiosa riconversione produttiva, dal tabacco .

Gli agricoltori di San Giorgio hanno intuito il tempo breve di quella insidiosa e difficile coltivazione e così anticipando i tempi, hanno investito i proventi del tabacco nella costruzione di un sistema virtuoso di zootecnia di qualità, scommettendo su se stessi. Tornando a sognare.

La Campania delle città ha bisogno del suo West, degli spazi sconfinati, di questa capacità ostinata di costruire lavoro e conoscenza, in mezzo all'Appennino verde e difficile, che è certamente parte del nostro passato ma anche, a pensarci bene, uno spiraglio importante per il nostro futuro.