Suicidio medicalmente assistito: l'appello al dialogo dei vescovi campani

Una riflessione sulla proposta di legge regionale

suicidio medicalmente assistito l appello al dialogo dei vescovi campani

Conferenza Episcopale Campana, appello per la dignità della persona e il bene della Campania...

La conferenza episcopale campana segue con particolare attenzione l’iter della proposta di legge regionale recante “Disposizioni organizzative per l’assistenza regionale in attuazione delle sen-tenze in materia di suicidio medicalmente assistito”, attualmente all’esame della V commissione consiliare permanente “Sanità e sicurezza sociale” del consiglio regionale della Campania.

I vescovi delle diocesi campane, nel rispetto del dibattito democratico e delle relative proce-dure, ritengono doveroso richiamare l’attenzione delle Istituzioni regionali, degli operatori sanitari e dell’intera comunità civile su alcuni principi che la Chiesa considera irrinunciabili.

Vicinanza alle persone sofferenti

Si ribadisce anzitutto che nella custodia della vita fragile e sofferente nessuno sia lasciato solo. E in particolare, quando la persona è “affetta da patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che trova assolutamente intollerabili, tenuta in vita a mezzo di trattamenti di sostegno vitale e pienamente consapevole di prendere decisioni libere e informate”. (Sentenza n.242/2019 Corte costituzionale)

ll valore della vita e delle cure palliative

Si conferma il valore e la dignità intangibile di ogni vita umana, da tutelare e accompagnare nella proporzionalità dei trattamenti e senza ostinazione irragionevole. Con il ricorso concreto alle cure palliative, ivi compresa la sedazione profonda, che rappresentano la vera risposta alle sofferenze e alle istanze di suicidio.

La conferenza episcopale campana ribadisce, in particolare, che la strada da percorrere con determinazione è quella del potenziamento della rete di cure palliative sul territorio regionale, dell’as-sistenza domiciliare integrata, del sostegno alle famiglie e della formazione di personale sanitario dedicato all’accompagnamento nel fine vita. Solo investendo realmente in questi ambiti si può garan-tire a ogni persona di affrontare la fase terminale della vita in una comunità solidale e fraterna, con dignità e senza abbandoni.

Contrarietà all’accanimento clinico

Si esprime contrarietà a qualsiasi forma di accanimento clinico, ritenendo lecito e doveroso rinunciare a qualsiasi trattamento i cui benefici attesi sono inferiori ai rischi previsti o quando risultino particolarmente gravosi per il paziente. Ovvero causa di ulteriori sofferenze.

La mancanza di qualsiasi obbligo morale di ricorrere a trattamenti sproporzionati non va con-fuso né assimilato alla scelta di provocare attivamente la morte. Tra il lasciar morire, nell’accompa-gnamento e nel rispetto del decorso naturale, e il far morire, attraverso un intervento intenzionale, esiste una differenza sostanziale sul piano antropologico, etico e sociale.

Appello al dialogo

La conferenza episcopale campana invita il consiglio regionale a favorire un dialogo ampio e approfondito che coinvolga il mondo sanitario, le associazioni dei malati e delle famiglie, il volon-tariato e le comunità religiose presenti sul territorio prima di legiferare su una materia che tocca il senso più profondo della vita e della morte.

I vescovi della Campania ribadiscono la piena disponibilità a dialogare con le Istituzioni re-gionali, nelle forme e secondo le procedure previste, nella tutela della dignità propria della vita umana e per evitare qualsiasi forma di abbandono e solitudine nella sofferenza.

È “una parola che desidera aprire cammini, non chiuderli; favorire il confronto, non alimen-tare contrapposizioni; richiamare tutti alla dignità della persona e al bene comune” (Conferenza episcopale campana, appello per la dignità della persona e il bene della Campania, Pompei 6.6.2026).