"Lo spaccio di droga nel carcere di Rebibbia fa cadere l’ultimo tabù: nelle carceri è più facile
procurarsi stupefacenti rispetto a fuori".
Ad affermarlo è Aldo Di Giacomo, segretario del sindacato polizia penitenziaria, ricordando che “solo ieri nella conferenza stampa a Napoli, davanti al carcere di Poggioreale, ho denunciato la più grande piazza di spaccio che è Poggioreale con 2,5 chilogrammi sequestrati solo nelle ultime settimane “in forte competizione” con Rebibbia ma anche con altri istituti penitenziari.
"Da tempo coltivo più che un’impressione: non si vuole realmente stroncare i traffici di sostanze stupefacenti nelle carceri perché senza droga l’effetto immediato si tradurrebbe in più casi di rivolte, violenze ed aggressioni.
Più di qualche caso con rivolte avvenute dopo il sequestro di droga lo riprova. Inoltre, la situazione con le morti per accertata o sospetta overdose - continua Di Giacomo - è diventata agghiacciante tenuto conto che è la stessa statistica del Ministero alla Giustizia a confermare che un terzo dei detenuti ha problemi di dipendenza patologica.
Intorno al traffico e all’uso di droga è sempre la criminalità organizzata a fare affari, controllando, come dimostrano numerose inchieste, le più grandi piazze di spaccio dentro e con l’uso dei telefonini fuori. Nelle celle il mercato della droga si è evoluto: oltre a sostanze stupefacenti di ogni tipo, tra ’Blu Punisher’ e di altri tipi di pasticche, farmaci tritati o sniffati, cerotti alla morfina, francobolli con colla ricavata da stupefacenti, spaccio e consumo hanno subito cambiamenti notevoli che il personale penitenziario non è certo in grado di cogliere e tanto meno contrastare. Insieme alla droga il mercato illegale più diffuso in carcere è infatti quello dei cellulari anche di tecnologia avanzata che sono lo strumento per continuare a comandare dalle celle, a fare estorsioni e minacciare imprenditori e cittadini.
Nei penitenziari italiani siamo ad un giro di decine di milioni di euro l’anno mentre si sono perse le tracce dei ripetuti annunci del Ministro Nordio sulle misure alternative per tossicodipendenti e le case accoglienza che se esistono non sono in grado di assistere che qualche centinaio di persone con problema droga. Noi da tempo abbiamo messo in guardia sul nuovo corso della Mafia 2.0” che non è certo possibile contrastare con l’assunzione di poche decine di agenti penitenziari, avvenuta con grande enfasi nelle scorse settimane, che restano insufficienti perché a mala pena e non in tutti gli istituti riescono a rimpiazzare i posti degli agenti in pensione. Ne servono almeno 7 mila se si vuole ripristinare il controllo dello Stato e stroncare i traffici di droga e telefonini.
Di Giacomo infine ricorda che solo qualche settimana fa ha lanciato un Sos: “i segnali che arrivano dalle carceri sono inequivocabili e annunciano un’estate tra le peggiori di sempre”.
