Le prime aperture arrivate da Bruxelles dopo le proteste degli agricoltori europei del 18 dicembre, alle quali Cia-Agricoltori Italiani ha partecipato in prima linea, dimostrano una verità ormai evidente: senza mobilitazione, l’agricoltura resta fuori dall’agenda politica europea.
I segnali arrivati dalla Commissione UE vanno nella direzione giusta, ma non sono ancora sufficienti a garantire reddito, competitività e futuro alle imprese agricole, in particolare in Campania.Il rinvio della firma dell’accordo UE-Mercosur, deciso il 19 dicembre grazie anche alla posizione dell’Italia, è una vittoria solo parziale.
Il dossier resta aperto e continua a rappresentare una minaccia concreta per interi comparti strategici dell’agricoltura campana, dall’ortofrutta alla zootecnia, dagli agrumi ai cereali, che rischiano di essere travolti da importazioni a basso costo prodotte senza il rispetto delle stesse regole imposte agli agricoltori europei.
“Il Mercosur, così com’è, è inaccettabile”, dichiara Carmine Fusco, commissario di Cia Campania . “Non possiamo accettare che alle imprese campane vengano richiesti standard ambientali, sanitari e sociali sempre più stringenti mentre si aprono le porte a prodotti che non rispettano alcuna reciprocità. Questo non è libero scambio, è concorrenza sleale istituzionalizzata”.Sul fronte della PAC post 2027, la lettera della presidente von der Leyen del 6 gennaio apre alla possibilità di mobilitare risorse aggiuntive per agricoltura e aree rurali.
Ma per Cia Campania le cifre, da sole, non bastano. La Pac resta inserita in un Fondo unico che rischia di alimentare una pericolosa rinazionalizzazione e una competizione tra settori, senza alcuna garanzia che i fondi promessi arrivino davvero agli agricoltori. “Parliamo di flessibilità, di miliardi potenziali, ma non vediamo ancora norme vincolanti”, incalza Fusco. “Gli agricoltori campani non possono programmare il futuro delle proprie aziende su ipotesi e annunci.
Servono certezze, subito”. Particolarmente critica la situazione dei costi di produzione, con il prezzo dei fertilizzanti ancora alle stelle e il rischio concreto di carenze sul mercato europeo.
Le ipotesi di sospensione dei dazi e di revisione del CBAM rappresentano un passo avanti, ma non possono essere misure temporanee. “In Campania”, sottolinea Fusco, “molte aziende stanno riducendo le superfici coltivate o rinviando gli investimenti. Se la Commissione non interviene in modo strutturale sui costi di produzione, soprattutto sui fertilizzanti, assisteremo a una progressiva desertificazione produttiva, con gravi conseguenze economiche e sociali”.
Cia Agricoltori Italiani Campania giudica positivamente l’annuncio di un rafforzamento dei controlli alle frontiere e delle verifiche sui prodotti importati, così come l’ipotesi di vietare l’ingresso di alimenti contenenti residui di pesticidi non ammessi in Europa.
Ma anche in questo caso, gli impegni devono tradursi rapidamente in atti legislativi, altrimenti resteranno dichiarazioni di principio.
“La sicurezza alimentare e la tutela delle produzioni campane di qualità non sono negoziabili “, conclude Fusco . Le aperture annunciate dalla Commissione rappresentano solo un primo, timido cambio di passo.
Senza misure concrete, stabili e immediatamente operative, la mobilitazione degli agricoltori non potrà che continuare. L’Europa deve scegliere da che parte stare: o con chi produce cibo e presidia i territori, o con chi sacrifica l’agricoltura sull’altare degli accordi commerciali”.
