Caso Cuomo, il Viminale contesta la nomina: scontro sulla decadenza

Per il ministero era ancora sindaco di Portici il 31 dicembre. La Regione: tutto regolare

caso cuomo il viminale contesta la nomina scontro sulla decadenza

La risposta all’interrogazione di Rastrelli riapre il caso dell’assessore al Governo del territorio. Il Viminale lo ritiene ineleggibile al momento della nomina, mentre Giunta e Consiglio si dividono su chi debba decidere

È diventato un caso istituzionale lo scontro sulla nomina di Vincenzo “Enzo” Cuomo ad assessore al Governo del territorio e al Patrimonio della Regione Campania. Per il ministero dell’Interno, quando il presidente Roberto Fico lo nominò il 31 dicembre 2025, l’ex sindaco di Portici non aveva ancora perso formalmente la carica di primo cittadino. Di conseguenza, secondo il Viminale, in quella data non possedeva i requisiti richiesti per essere nominato componente della Giunta regionale. La Regione respinge invece questa ricostruzione e sostiene che, quando l’esecutivo ha iniziato concretamente a riunirsi, ogni causa ostativa era ormai venuta meno.

Il nodo dei venti giorni

Il punto attorno al quale ruota tutta la vicenda è il termine previsto per le dimissioni di un sindaco. Cuomo le presentò il 31 dicembre, lo stesso giorno della nomina nella Giunta Fico. Il Testo unico degli enti locali stabilisce che le dimissioni del sindaco diventano efficaci e irrevocabili dopo venti giorni dalla presentazione. È su questa disposizione che si fonda la posizione espressa dal Viminale nella risposta all’interrogazione parlamentare del senatore di Fratelli d’Italia Sergio Rastrelli.

La sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro sostiene che il 31 dicembre Cuomo fosse dunque ancora titolare dell’ufficio di sindaco. Da qui la conclusione ministeriale: in quel momento non sarebbe stato eleggibile alla carica di consigliere regionale e, di conseguenza, non avrebbe potuto essere nominato assessore. Lo Statuto della Regione Campania, infatti, consente di scegliere assessori esterni al Consiglio, ma richiede che abbiano i requisiti di eleggibilità e compatibilità previsti per un consigliere regionale.

Rastrelli chiede la decadenza

Dopo la risposta del ministero, Rastrelli ha inviato una diffida al presidente del Consiglio regionale Massimiliano Manfredi, chiedendo l’avvio della procedura per la decadenza di Cuomo. Il senatore ha sollecitato anche verifiche sugli atti amministrativi adottati dall’assessore e sulla dichiarazione resa al momento della nomina circa l’assenza di cause di incompatibilità.

Per Wanda Ferro, l’organo chiamato a pronunciarsi sulla decadenza sarebbe proprio il Consiglio regionale della Campania. Ed è qui che il caso, da questione interpretativa sulle dimissioni da sindaco, diventa anche uno scontro sulle competenze interne alle istituzioni regionali.

Manfredi: non spetta al Consiglio

Massimiliano Manfredi ha però respinto questa lettura. Il presidente dell’assemblea ha ricordato che la Giunta per le elezioni ha verificato eleggibilità e compatibilità dei 51 componenti eletti del Consiglio, ma non la posizione degli assessori esterni, che non fanno parte dell’assemblea. Secondo Manfredi, la previsione statutaria richiamata dal ministero rifletterebbe un assetto precedente alle riforme che hanno consentito al presidente della Regione di nominare assessori anche al di fuori del Consiglio.

La linea non trova però una lettura univoca nemmeno all’interno della maggioranza. Nino Simeone, capogruppo di Fico Presidente, ritiene che il parere del Viminale non possa essere ignorato e che debba essere il Consiglio regionale, nelle forme previste, ad assumersi la responsabilità di una decisione sulla vicenda.

La Regione difende la nomina

Di segno opposto la posizione della Giunta regionale. In una nota inviata a Ferro e Rastrelli, Palazzo Santa Lucia sostiene che non sussista alcuna incompatibilità attuale. L’esecutivo fa leva soprattutto sulla data della sua prima riunione, il 26 gennaio 2026: a quel punto erano già trascorsi i venti giorni dalle dimissioni di Cuomo da sindaco di Portici. In quella sede, sostiene la Regione, non furono rilevate cause di inconferibilità o incompatibilità ostative allo svolgimento dell’incarico.

La Giunta richiama inoltre il precedente passaggio davanti al Tar, che nei mesi scorsi ha respinto una richiesta di sospensione cautelare della nomina. Già all’inizio di gennaio lo stesso Cuomo aveva difeso la legittimità della propria posizione, sostenendo di avere formalizzato le dimissioni dal Comune prima della nomina ad assessore e di avere anche dichiarato la rinuncia alla possibilità di ritirarle.

La battaglia ora è sulla data che conta

Il contrasto si concentra dunque su un punto preciso: se i requisiti dovessero essere pienamente presenti già al momento del decreto di nomina del 31 dicembre, come sostiene il Viminale, oppure se possa assumere rilievo il fatto che alla prima effettiva seduta della Giunta il termine dei venti giorni fosse ormai decorso, come sostiene la Regione.

Lo Statuto campano stabilisce che gli assessori esterni devono possedere i requisiti di eleggibilità e compatibilità dei consiglieri regionali e attribuisce al presidente della Giunta il potere di nominare e revocare i componenti dell’esecutivo. Al Consiglio riconosce inoltre funzioni in materia di ineleggibilità e incompatibilità e la possibilità di esprimere il non gradimento nei confronti di un assessore. È sull’incrocio tra queste norme che adesso si misurano le diverse interpretazioni.

Nelle fonti consultate fino alla mattina del 19 agosto non risulta adottato un provvedimento di decadenza nei confronti di Cuomo, che continua a figurare come assessore regionale al Governo del territorio e al Patrimonio. La risposta del Viminale ha però riaperto una vicenda che sembrava essersi raffreddata dopo le polemiche di gennaio e che ora rischia di trasformarsi in un confronto politico e istituzionale destinato a proseguire.

Fonti: Ministero dell’Interno, Senato della Repubblica, Statuto della Regione Campania, Regione Campania, RaiNews Tgr Campania, ANSA, Corriere del Mezzogiorno.