Villa Literno, bene confiscato diventa caffè inclusivo "Smile"

Apre uno spazio culturale e sociale in un immobile sottratto ai clan

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Inaugurato il Caffè Letterario Inclusivo “Smile” in un bene confiscato al clan dei Casalesi. Il progetto coinvolge famiglie con bambini autistici e punta su cultura, integrazione e sviluppo sociale.

Villa Literno.  

Dal potere criminale alla comunità. Un bene confiscato alla criminalità organizzata che cambia volto e funzione. A Villa Literno, in provincia di Caserta, apre il Caffè Letterario Inclusivo “Smile”, realizzato in un immobile sottratto a Gaetano Tavoletta, esponente del clan dei Casalesi. La struttura, situata in via De Mille e articolata su due livelli, è stata riqualificata grazie a un finanziamento della Regione Campania di 150mila euro, con lavori eseguiti dal Comune e gestione affidata da Agrorinasce attraverso un bando pubblico.

Un progetto di inclusione concreta
A gestire le attività saranno le associazioni “Se tu mi dai la mano” e “La Strada del Sorriso”, che riuniscono oltre venti famiglie con bambini affetti da disturbi dello spettro autistico o altre disabilità. L’obiettivo è costruire percorsi di autonomia e integrazione sociale, affiancati da iniziative culturali e laboratoriali aperte alla cittadinanza. In occasione dell’inaugurazione, i ragazzi saranno protagonisti di un laboratorio creativo per la realizzazione di uova pasquali.

Le istituzioni e il valore simbolico
All’evento saranno presenti il sindaco Valerio Di Fraia, la presidente di Agrorinasce Maria Antonietta Troncone, il procuratore Domenico Airoma e il prefetto Lucia Volpe. Troncone sottolinea come il progetto rappresenti un connubio tra legalità e inclusione, trasformando un simbolo del potere criminale in un luogo di partecipazione civica e sostegno sociale.

Un segnale di riscatto
Per il sindaco, l’apertura del caffè “Smile” restituisce alla comunità uno spazio carico di significato, trasformandolo in un punto di riferimento per cultura e solidarietà. Il progetto si inserisce nel più ampio percorso di riutilizzo sociale dei beni confiscati, confermando come questi possano diventare strumenti concreti di riscatto territoriale e coesione.