Renzi lancia la «casa riformista»: allargare per battere la destra

All’assemblea di Italia Viva a Milano l’ex premier chiama a raccolta chi non si riconosce più nel Pd

renzi lancia la casa riformista allargare per battere la destra

«Non basta il 2,5 per cento, serve un percorso condiviso», dice Renzi, che punta sui sindaci e difende il modello Milano. Avvertimento al centrosinistra: niente veti o si perde

Che sia una nuova Margherita o qualcosa di diverso, poco importa. L’obiettivo dichiarato è dare una casa a chi «non crede più nel Pd» e vuole impegnarsi in un percorso riformista condiviso. All’assemblea nazionale di Italia Viva, Matteo Renzi lancia il progetto «Verso una casa riformista», uno spazio non esclusivo ma riservato a chi ha «voglia di fare», con un faro puntato sul protagonismo dei sindaci. Il messaggio è netto: «Non vogliamo dare le chiavi solo a qualcuno. Chi entra non sta alla finestra: viene a dare una mano». Renzi rivendica la necessità di allargare, consapevole dei numeri certificati dai primi sondaggi dell’anno. «Da soli non bastiamo», ripete, indicando l’allargamento come condizione per rendere il progetto concreto e competitivo alle prossime politiche.

L’obiettivo elettorale

Nel mirino c’è il governo guidato da Giorgia Meloni. Per Renzi l’esecutivo «sta impoverendo l’Italia» e l’opposizione deve smettere di «piangersi addosso», concentrandosi sui contenuti. Il ragionamento è pragmatico: se il fronte riformista è in grado di costruire una proposta credibile, «la Meloni va a casa». Da qui l’avvertimento al centrosinistra: nessuno può permettersi veti o litigi suicidi in vista del 2027.

Volti e segnali

In platea e sul palco, segnali di dialogo. C’è il sindaco di Milano Beppe Sala; interviene il deputato di +Europa Benedetto Della Vedova. Annunciato l’ingresso in Italia Viva del medico dei migranti di Lampedusa Pietro Bartolo. Presente anche la deputata dem Marianna Madia, «venuta ad ascoltare». Renzi tocca anche i dossier internazionali. Sull’Iran richiama l’immagine simbolo delle proteste e invita a un gesto pubblico contro la repressione, citando Ali Khamenei come emblema di chi «soffoca la libertà». Un passaggio che divide, ma che rientra nella volontà di dare un profilo politico netto al progetto. Chiusura sulla città ospitante. Renzi difende il «modello Milano», che rivendica di aver contribuito a costruire spingendo anni fa la candidatura di Sala. L’avvertimento al Pd è chiaro: invocare discontinuità significa rompere con un centrosinistra che vince. «Stiamo attenti», dice, perché «la discontinuità a Milano di cognome fa Matteo Salvini»