Italia pronta a inviare una fregata per difendere Cipro dagli attacchi con droni

Palazzo Chigi valuta una nave anti-droni a Nicosia mentre cresce il rischio energia

italia pronta a inviare una fregata per difendere cipro dagli attacchi con droni

Il governo valuta l’invio di una fregata italiana a difesa di Cipro contro i droni iraniani. La scelta si inserisce nel quadro dell’escalation in Medio Oriente e delle preoccupazioni per la sicurezza energetica: dal Qatar arriva l’11% del gas

La mossa militare per difendere Cipro. Il governo italiano valuta l’invio di una fregata della Marina militare nei pressi di Cipro per contribuire alla difesa dell’isola dagli attacchi con droni. L’ipotesi è stata discussa a Palazzo Chigi in un vertice tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il ministro della Difesa Guido Crosetto.

L’obiettivo sarebbe rafforzare la sicurezza di Nicosia e inviare un segnale politico agli alleati nel Golfo, mentre il conflitto in Medio Oriente continua ad allargarsi.

Secondo le valutazioni del governo, la presenza italiana servirebbe anche a proteggere le rotte commerciali e contribuire al sistema di difesa dell’area orientale del Mediterraneo.

Le fregate con sistema anti-droni

Tra le opzioni allo studio c’è lo spostamento di una delle fregate europee multi-missione della Marina italiana, già operative nel Mediterraneo. Fino alla scorsa settimana la fregata Virginio Fasan era impegnata nel Mediterraneo orientale, mentre la Carlo Bergamini Schergat si trova nel Canale di Sicilia e potrebbe raggiungere Cipro nel giro di circa due giorni.

Queste navi dispongono di sistemi radar capaci di individuare bersagli fino a circa 200 chilometri di distanza e di missili Aster 30, con un raggio operativo di circa cento chilometri.

L’arma considerata più efficace contro i droni resta però il cannone a tiro rapido da 76 millimetri, già utilizzato con successo nelle operazioni nel Mar Rosso contro i droni e i missili lanciati dagli Houthi.

Gli equipaggi italiani hanno maturato esperienza in queste missioni e sono considerati tra i più preparati nella difesa contro attacchi con droni e missili cruise.

L’opzione del cacciatorpediniere

Un’alternativa più potente sarebbe l’impiego del cacciatorpediniere lanciamissili Caio Duilio, dotato di uno dei radar più avanzati della flotta italiana.

Il sistema di scoperta della nave consente una copertura fino a circa 350 chilometri e la capacità di intercettare non solo droni e missili cruise ma anche missili balistici, sempre utilizzando i missili Aster 30.

La decisione finale sull’assetto navale è attesa nelle prossime ore, in coordinamento con gli alleati europei e con la Francia, che si sta già muovendo per rafforzare la difesa di Cipro.

Il nodo dello Stretto di Hormuz

Accanto alla dimensione militare, a Palazzo Chigi preoccupa soprattutto l’impatto economico della guerra sulla sicurezza energetica.

Il punto più delicato è lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il traffico mondiale di petrolio e gas. Un eventuale blocco o una forte limitazione dei transiti marittimi potrebbe provocare effetti immediati sui prezzi dell’energia.

La guerra in Ucraina ha già dimostrato quanto sia fragile l’equilibrio energetico europeo e quanto sia cruciale la diversificazione delle fonti di approvvigionamento.

Il peso del gas del Qatar

Per l’Italia il Golfo Persico rappresenta una fonte energetica fondamentale. Il Qatar copre circa l’11% del fabbisogno totale di metano del Paese e quasi il 45% del gas naturale liquefatto importato.

Secondo le analisi del governo, una riduzione prolungata delle forniture di Gnl dalla regione farebbe salire rapidamente i prezzi del gas e dell’energia in Europa, con effetti diretti sulle bollette, sulla competitività delle imprese e sulla crescita economica.

Tra i rischi più temuti figura anche una nuova spirale inflattiva, con ricadute sugli investimenti e sulla stabilità dei mercati.

Monitoraggio sulle forniture energetiche

Per questo motivo la presidente del Consiglio ha chiesto un monitoraggio costante delle forniture e delle riserve energetiche ai vertici delle principali aziende del settore.

Gli amministratori delegati di Eni e Snam, Claudio Descalzi e Agostino Scornajenchi, sono stati incaricati di elaborare simulazioni sugli scenari di rischio nel breve e medio periodo, valutando le possibili conseguenze di un prolungamento del conflitto.

In questo quadro, la stabilità dei Paesi del Golfo diventa un elemento strategico non solo militare ma anche economico ed energetico.