Decreto legge energia, riduzione bollette: monito da parte di Anev

"Sbagliato farlo con interventi retroattivi che minano la certezza del diritto"

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Per abbassare il costo dell’energia bisogna puntare ad un piano straordinario per sbloccare i progetti FER bloccati alla VIA, nelle Regioni o alla Presidenza del Consiglio dei Ministri...

In merito alle notizie relative ad un decreto legge energia di prossima emanazione, l’Anev esprime preoccupazione rispetto agli interventi paventati che, nelle intenzioni dell’Esecutivo, mirerebbero a ridurre il costo dell’energia elettrica per alcuni settori di consumatori, con interventi quantomeno discutibili sul mercato, sui progetti esistenti o riducendo l’Ets  (il sistema europeo per la riduzione delle emissioni di gas e effetto serra !!).

Abbassare, e molto, il costo dell’energia elettrica in borsa si può, e si deve, ma per la via principale e senza danneggiare il sistema imprenditoriale del comparto elettrico. La strada maestra è quella di interventi strutturali che consentano di sbloccare le fonti più economiche come l’eolico e il Fv dalle pastoie burocratiche infinite che ne rallentano l’iter autorizzativo.

L’abbassamento del costo dell’energia per gli utenti finali, siano essi domestici o industriali, è per tutti l’obiettivo strategico finale da raggiungere, ma tale obiettivo deve essere raggiunto senza compromettere il settore industriale elettrico del Paese.

Infatti se venisse raggiunto tramite scorciatoie quali le modifiche retroattive dei meccanismi di sostegno, la distorsione del quadro normativo o regolatorio di livello comunitario o comunque di una alterazione artificiale dei livelli di prezzo, questo intervento rischierebbe di avere un effetto nel medio periodo controproducente.

Ogni perdita di credibilità del sistema dovuta a interventi strutturali distorsivi dei meccanismi di formazione del prezzo, che tra l’altro rischiano pure di non superare il vaglio della giustizia amministrativa e comunitaria, rischierebbero di ripercuotersi negativamente sul sistema Paese e in particolare di esporre le imprese elettriche operanti in Italia ad un peggioramento della solidità patrimoniale, dell’accesso al credito e del deprezzamento dei titoli oltre che a compromettere le coperture finanziarie e quindi mettere a rischio di default alcune iniziative. Inoltre l’ennesimo intervento retroattivo rischierebbe di indebolire il sistema Paese e ridurre l’attrattività per gli investitori nazionali e stranieri con conseguenze negative per il sistema produttivo italiano con il rischio di ridurre sensibilmente la possibilità di raggiungere gli obiettivi settoriali in materia di indipendenza energetica, competitività e decarbonizzazione.

Dispiace constatare che a fronte di obiettivi largamente condivisi, e cioè la riduzione del costo dell’energia elettrica in Italia per gli utenti finali, si decida di non seguire la strada maestra e ampiamente disponibile, cioè aumentare significativamente la produzione da Fonti Energetiche Rinnovabili (solo con l’ultima asta Gse si risparmieranno oltre 450 Milioni all’anno!) ma si provino percorsi scivolosi, poco efficaci e con gravi ripercussioni per l’intero sistema.

Realizzare in tempi brevi una significativa crescita di eolico e fotovoltaico, senza dimenticare l’idroelettrico e la geotermia, potrebbe portare in cinque anni ad avere una riduzione del costo della bolletta enorme, addirittura di alcune volte maggiore a quello ipotizzato in questi provvedimenti, senza peraltro avere controindicazioni per il sistema e soprattutto rendendo strutturale il beneficio.

Inoltre questa crescita di produzione elettrica rinnovabile garantirebbe indipendenza energetica al nostro Paese, crescita industriale interna e risposte alla crisi climatica che si porta dietro anche quella idrogeologica, e ambientale.

Sarebbe necessario: un piano straordinario che consenta di sbloccare le Fer ferme nelle varie parti dei procedimenti autorizzativi, dalle regioni alla commissione via passando per le soluzioni di connessione alla rete e per finire con le regioni o addirittura la presidenza del consiglio dei ministri, per avere in tempi rapidissimi impianti pronti a produrre energia a basso costo per 20 anni e più.

Serve quindi un piano Straordinario che sblocchi l’odiosa burocrazia che attanaglia i progetti e che vincola il nostro Paese a restare schiavo di dinamiche di mercato che ci fanno essere il Paese con i costi energetici più alti.

Ovviamente l’Anev resta a disposizione per un confronto costruttivo sulle proposte avanzate, anche alla luce della totale condivisione degli obiettivi individuati di riduzione del costo dell’Energia Elettrica, per mettere a disposizione gli elementi utili a valutare come tali proposte possano essere utilmente spese a vantaggio del Paese.