Iran, Tajani: rischio commercio globale, evitare escalation

L’informativa alle Camere sulla crisi in Medio Oriente

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Il ministro degli Esteri riferisce a Senato e Camera sugli sviluppi del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. Priorità sicurezza dei 70mila italiani nell’area e tutela delle rotte energetiche

L’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran rischia di produrre effetti destabilizzanti non solo sul piano della sicurezza regionale, ma anche sugli equilibri del commercio globale e degli approvvigionamenti energetici. È il quadro delineato dal ministro degli Esteri e vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani nell’informativa urgente resa davanti alle Commissioni Esteri e Difesa di Senato e Camera.

Secondo il titolare della Farnesina, la crisi incide direttamente sulla sicurezza nazionale italiana, sulla stabilità delle rotte commerciali e sulla continuità degli approvvigionamenti energetici, elementi cruciali per il sistema produttivo. La chiusura dello Stretto di Hormuz e la paralisi del traffico aereo in ampie aree del Golfo rappresentano fattori di forte criticità, con ripercussioni potenziali su export e logistica internazionale.

Nel corso dell’informativa è stato evidenziato come il Governo stia lavorando in stretto coordinamento con i partner europei e con il G7 per evitare un allargamento del conflitto. L’unità dei Paesi occidentali viene considerata decisiva per contenere l’escalation e favorire una de-escalation diplomatica, pur nella consapevolezza della gravità della minaccia nucleare e missilistica attribuita a Teheran.

I 70mila italiani nell’area

Uno dei punti centrali dell’intervento ha riguardato la presenza di oltre 70mila connazionali tra residenti e temporanei nell’area mediorientale, con concentrazioni significative negli Emirati Arabi Uniti e in Israele. In Iran si trovano invece meno di 500 italiani, quasi tutti residenti.

Il ministro ha riferito che al momento non risultano cittadini italiani coinvolti negli attacchi. È stata attivata una Task Force dedicata, composta da cinquanta unità, per gestire le richieste di assistenza. L’Unità di Crisi ha potenziato il centralino e ha già gestito migliaia di contatti, mentre ambasciate e consolati sono operativi per fornire supporto e coordinare eventuali rientri.

Particolare attenzione è rivolta alla situazione negli Emirati, dove la chiusura dello spazio aereo ha bloccato migliaia di viaggiatori. Sono in corso operazioni per organizzare voli speciali e corridoi alternativi attraverso Paesi limitrofi. Analoghe misure di assistenza sono attive per turisti in transito da hub regionali e per studenti presenti nell’area.

Missioni militari e tutela della navigazione

Sul fronte militare è stato confermato che i contingenti italiani dislocati in Kuwait, Iraq, Libano e Giordania sono al sicuro. Prosegue inoltre l’impegno nelle missioni navali europee nel Mar Rosso per la protezione del traffico commerciale dagli attacchi dei gruppi armati legati a Teheran.

Il Golfo e il Mar Rosso rappresentano snodi strategici per l’export italiano e per il transito di una quota rilevante del commercio marittimo globale. La tutela della libertà di navigazione è stata indicata come priorità per difendere le imprese italiane da possibili contraccolpi economici.

Pressione diplomatica e ruolo dell’Europa

Nel passaggio dedicato al quadro politico, è stato sottolineato come l’operazione militare possa aprire una fase nuova per l’Iran, ma anche comportare il rischio di un allargamento del conflitto attraverso attori regionali attivi in Libano e Yemen. Da qui l’appello a scongiurare un’estensione delle ostilità.

L’Italia sostiene il rafforzamento del ruolo dell’Unione Europea come soggetto di equilibrio e promotore di dialogo, anche nell’ambito delle discussioni in corso presso l’Agenzia internazionale per l’energia atomica a Vienna. L’obiettivo dichiarato è garantire trasparenza sul programma nucleare iraniano e favorire, nel medio periodo, una transizione pacifica che rispetti le aspirazioni della società civile.

Il Governo continuerà a muoversi lungo una doppia direttrice: fermezza nella tutela della sicurezza e degli interessi economici nazionali e impegno costante per riportare la crisi entro un perimetro diplomatico.