Forlì, cinque anziani morti in ambulanza: indagato 27enne della Croce rossa

Accusa di omicidio colposo plurimo per un operatore

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Le morti tra febbraio e settembre 2025 durante trasporti sanitari non urgenti. La Procura di Forlì ipotizza responsabilità colpose, la difesa: alcuni decessi avvenuti dopo l’arrivo in ospedale

Cinque anziani, tutti malati cronici terminali e residenti nella provincia di Forlì, sono deceduti tra febbraio e settembre 2025 dopo aver usufruito di un trasporto sanitario su ambulanza. Alla guida, secondo quanto emerso dalle indagini, vi sarebbe stato sempre lo stesso operatore, un 27enne in servizio per la Croce Rossa Italiana.

La Procura della Repubblica di Forlì ha iscritto il giovane nel registro degli indagati con l’ipotesi di omicidio colposo plurimo, un’accusa di estrema gravità che punta a chiarire se vi siano state condotte imprudenti o negligenti durante i trasporti.

Trasporti non urgenti e accertamenti

Le indagini, condotte dai carabinieri del Nucleo Operativo di Forlì, si concentrano su cinque episodi avvenuti nell’arco di sette mesi. Secondo quanto riferito dai legali dei familiari delle presunte vittime, i pazienti non sarebbero stati trasferiti in condizioni di emergenza, ma per trasporti sanitari di routine, programmati per prestazioni ospedaliere secondarie.

Si tratterebbe di persone molto anziane, affette da patologie croniche e in fase terminale, che usufruivano del servizio di ambulanza per spostarsi da casa all’ospedale. Gli eventi fatali, stando alla ricostruzione accusatoria, sarebbero insorti durante questi trasferimenti.

Sono state disposte autopsie sui corpi delle cinque persone decedute. Gli esiti degli esami medico-legali, ancora non noti, saranno determinanti per accertare l’eventuale nesso causale tra le condotte contestate e le morti.

La difesa: «Non tutti i decessi in ambulanza»

Il 27enne, assistito dall’avvocata Giorgia Parigi, si dichiara estraneo ai fatti e profondamente scosso dall’inchiesta. La linea difensiva sottolinea che gli interventi sarebbero stati gestiti con il supporto di personale sanitario e, in alcuni casi, con la presenza di un medico su auto medicalizzata.

Secondo la difesa, inoltre, alcuni decessi sarebbero avvenuti dopo il trasporto e non durante il tragitto in ambulanza, elemento che potrebbe incidere in modo decisivo sulla qualificazione giuridica dei fatti e sull’accertamento delle responsabilità.

Il fascicolo è coordinato dal procuratore Umberto Cieri e dal pubblico ministero Andrea Marchini. L’indagato al momento non è operativo, ufficialmente per un monte ore di permessi accumulati, mentre l’Ausl avrebbe già espresso parere sfavorevole a un eventuale rientro in servizio al termine del periodo di assenza.

L’inchiesta è ancora nella fase preliminare e resta da chiarire se le morti siano riconducibili esclusivamente al quadro clinico dei pazienti o se vi siano state condotte colpose durante i trasporti. Solo l’esito degli accertamenti tecnici potrà definire il perimetro delle responsabilità.