Nordio e l'ultima offesa agli italiani: «Abbiamo provato a spiegare»

Il ministro giustifica la sconfitta dando dei cretini a tutti quelli che hanno votato "no"

nordio e l ultima offesa agli italiani abbiamo provato a spiegare

Qualcuno spieghi al Guardasigilli che stando al Governo tutto quello che si fa è politica... provi a ritrovare un po' di orgoglio

C’è una cosa quasi commovente, nel comunicato di Carlo Nordio. Quella compostezza da nota istituzionale… dopo aver passato settimane a giocare una partita tutta politica, tutta di pancia, tutta da curva. “Prendo atto con rispetto”. Certo. Dopo aver provato a guidare il coro. Il punto non è la sconfitta. Le sconfitte, in politica, sono fisiologiche. Il punto è come ci arrivi. Nordio non è — o non dovrebbe essere — un capopopolo. Non è un leader di partito in campagna permanente. È (era?) il Guardasigilli. Uno che dovrebbe maneggiare la giustizia con la stessa cautela con cui si tiene in mano un bicchiere di cristallo: senza scatti, senza slogan, senza strappi. E invece no. Ha scelto il linguaggio più semplice — fin troppo — e il terreno più scivoloso: quello dello scontro. Ha preso una riforma complessa, stratificata, delicatissima, e l’ha raccontata come se fosse una partita da vincere ai rigori. Buoni contro cattivi. Moderni contro conservatori. Illuminati contro retrogradi. Peccato che la realtà non funzioni così. E soprattutto, l’elettorato nemmeno.

Gli italiani non hanno capito... l'ultima offesa

Quando dice: “Abbiamo impiegato tutte le nostre energie per spiegare…”, viene da pensare che il problema sia proprio lì. Non nella quantità di energia. Ma nella qualità dello sguardo. Perché spiegare non è semplificare fino a svuotare. Spiegare è rispettare l’intelligenza di chi ascolta. E forse, sotto sotto, quella fiducia non c’è mai stata davvero. Poi c’è il passaggio più elegante, quasi acrobatico: “Non è nostra intenzione attribuire a questo voto un significato politico.”

Davvero? Un referendum sulla giustizia, spinto, difeso, caricato simbolicamente dal governo… e adesso diventa improvvisamente neutro, tecnico, quasi notarile? È un po’ come entrare in campo con la fascia da capitano e, a partita finita, sostenere di essere lì solo per fare stretching. La verità è più semplice, e più scomoda. Nordio ha provato a trasformare una riforma della magistratura in una battaglia identitaria. Ha scelto il registro emotivo, divisivo, perfino muscolare. Ha parlato da ex magistrato con il tono di chi vuole “mettere mano” a un sistema — ma lo ha fatto dimenticando che, dall’altra parte, non c’erano colleghi di toga. C’erano cittadini. E quei cittadini, alla fine, hanno risposto. Non con un editoriale. Non con un talk show. Con una scheda. E la scheda non applaude. Non fischia. Segna. C’è un dettaglio che resta, più di tutti. Nordio cita Giuliano Vassalli, richiama l’articolo 111, evoca il giudice “terzo e imparziale”.

Parole alte. Giuste. Quasi nobili. Ma finte, di cartone

Ma le parole, da sole, non salvano il tono con cui le pronunci. Perché puoi anche invocare la terzietà del giudice… ma se parli come un tifoso, finisci per sembrare esattamente ciò che dici di voler correggere. E forse è proprio questo il paradosso più crudele di tutta la vicenda: un ministro che voleva riformare l’equilibrio della giustizia… e ha finito per perdere l’equilibrio della sua posizione. Senza bisogno di sentenza. Con un semplice verdetto popolare.