Meloni-Santanchè, scontro durissimo: ipotesi sfiducia

La premier chiede le dimissioni, la ministra resiste: tensione nella maggioranza

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Scontro frontale tra Giorgia Meloni e Daniela Santanchè. La premier chiede un passo indietro, la ministra rifiuta. Nella maggioranza prende quota l’ipotesi di una sfiducia parlamentare, mentre La Russa tenta una mediazione

È uno scontro politico senza precedenti recenti quello che si consuma tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la ministra del Turismo Daniela Santanchè. Un braccio di ferro che si è trasformato in una crisi aperta dentro la maggioranza, con il rischio concreto di una sfiducia parlamentare sostenuta dagli stessi partiti di governo. La tensione esplode dopo una giornata di trattative serrate. In serata, la nota del ministero del Turismo che conferma la presenza in ufficio della ministra viene letta come una sfida diretta a Palazzo Chigi. Pochi minuti dopo arriva la replica della presidenza del Consiglio: un invito esplicito alle dimissioni, nel nome della “sensibilità istituzionale”.

Il muro contro muro

La posizione della premier è netta: nessuna copertura politica per chi è in difficoltà. «Chi sbaglia paga», è la linea che filtra da ambienti vicini a Meloni, determinata a segnare una discontinuità dopo la sconfitta al referendum. Dall’altra parte, Santanchè non arretra. Rivendica il proprio ruolo e si dice pronta a partecipare al prossimo Consiglio dei ministri. Una resistenza che trasforma il confronto politico in uno scontro personale e simbolico, mai così esplicito all’interno di Fratelli d’Italia.

La mediazione e il rischio sfiducia

Nel tentativo di evitare la rottura definitiva entra in campo Ignazio La Russa, presidente del Senato e figura storica del partito. Il suo ruolo è quello di mediatore tra due protagoniste legate da un lungo percorso politico comune. Ma nelle stesse ore prende corpo uno scenario estremo: una mozione di sfiducia votata dalla maggioranza. Un precedente raro nella storia repubblicana, che riporterebbe alla memoria il caso del 1995 con il ministro Filippo Mancuso.

Il peso politico e gli scenari

Dentro Fratelli d’Italia cresce il malumore. La ministra viene ormai considerata un elemento di fragilità in una fase in cui la premier vuole rilanciare l’azione di governo e rafforzare la propria leadership. Sul tavolo c’è anche il tema della successione, con l’ipotesi di un profilo politico proveniente dal Sud, area strategica dopo l’esito del referendum. Intanto Meloni, attesa ad Algeri per un vertice con il presidente Abdelmadjid Tebboune sul dossier energetico, si trova a gestire una delle crisi più delicate del suo esecutivo. Il braccio di ferro resta aperto e potrebbe segnare una svolta nella vita del governo e negli equilibri interni alla maggioranza.