La vicenda della Global Sumud Flotilla diventa un caso politico e giudiziario anche in Italia. Anpi, Arci, Acli, Libera e Pax Christi chiedono l’intervento delle Corti internazionali e del governo italiano dopo l’attacco compiuto dalle forze armate israeliane contro la missione diretta verso Gaza. Secondo le associazioni, l’operazione avrebbe configurato una serie di atti illegali rilevanti per il diritto internazionale, marittimo, europeo e nazionale. Al centro dell’appello ci sono Thiago Avila, cittadino brasiliano, e Saif Abukeshek, cittadino spagnolo-svedese di origine palestinese, fermati dopo l’intercettazione della flottiglia. Un tribunale israeliano ha prorogato la loro detenzione fino al 5 maggio, mentre i legali contestano la giurisdizione di Israele e sostengono che l’azione sia avvenuta fuori dalle acque territoriali israeliane.
La richiesta alle Corti
Le associazioni sostengono le denunce e le iniziative legali già avviate dalla Global Sumud Flotilla, da reti internazionali e da governi come quelli di Spagna e Brasile. L’appello chiama in causa la Corte Internazionale di Giustizia, la Corte Penale Internazionale, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, il Tribunale Internazionale per il diritto del mare e la magistratura italiana. La tesi è che l’intercettazione della missione umanitaria non possa essere trattata come un semplice episodio di sicurezza marittima. Per le organizzazioni firmatarie, l’abbordaggio avrebbe inciso sulla libertà di navigazione, sulla protezione dei civili impegnati in attività umanitarie e sulle responsabilità degli Stati rispetto a imbarcazioni battenti bandiera nazionale. Già nei giorni scorsi Freedom Flotilla Italia aveva denunciato la violazione delle norme internazionali e chiesto risposte a Roma e all’Unione Europea.
Il nodo della bandiera italiana
Il passaggio più delicato riguarda le imbarcazioni battenti bandiera italiana. Secondo le associazioni, per il diritto marittimo le navi italiane in acque internazionali ricadono sotto la giurisdizione del Paese di bandiera. Da qui la richiesta al governo Meloni di intervenire con tutti gli strumenti diplomatici e giuridici disponibili per ottenere la liberazione di Avila e Abukeshek. Le associazioni parlano di “rapimento” e chiedono che Israele sia chiamata a rispondere dell’azione compiuta contro cittadini e cittadine italiani e contro imbarcazioni registrate in Italia. Il governo italiano, insieme a quello tedesco, aveva espresso forte preoccupazione per il sequestro della flottiglia al largo della Grecia, invitando al rispetto del diritto internazionale e a evitare iniziative irresponsabili.
La mobilitazione e le accuse di violenze
Intanto cresce la pressione delle reti solidali. A Roma si sono svolti presidi davanti alla Farnesina per chiedere il rilascio dei due attivisti, mentre la missione ha annunciato l’intenzione di riorganizzarsi e ripartire. Secondo quanto riferito da Global Sumud Italia, Avila e Abukeshek avrebbero denunciato violenze durante l’arresto e il trasferimento, e avrebbero avviato uno sciopero della fame. La versione israeliana resta opposta. Le autorità di Israele sostengono che l’intervento fosse necessario e accusano alcuni attivisti di legami o attività ostili, accuse contestate dai legali e dai governi di Spagna e Brasile, che hanno definito illegale la detenzione dei propri cittadini.
Una partita diplomatica aperta
La vicenda si inserisce nel quadro più ampio della guerra a Gaza e del blocco navale imposto da Israele. La flottiglia sostiene di voler portare aiuti umanitari e contestare l’assedio, mentre il governo israeliano considera queste missioni una minaccia alla propria sicurezza. Il caso dei due attivisti rimasti detenuti rischia ora di aprire un nuovo fronte giudiziario, con ricorsi urgenti e richieste di intervento rivolte alle istituzioni europee e internazionali. Per Roma, la questione è anche interna. Le associazioni chiedono una presa di posizione più netta e un’azione diretta a tutela delle persone coinvolte e delle imbarcazioni italiane. Nei prossimi giorni saranno decisive le decisioni dei giudici israeliani, le mosse diplomatiche dei governi interessati e l’eventuale risposta delle Corti chiamate in causa.
