La basilica di Santa Giustina, a Padova, si è riempita fin dal mattino per l’ultimo saluto ad Alex Zanardi, morto il primo maggio a 59 anni. Il feretro è arrivato poco dopo le 11, accompagnato da un lungo applauso e dalla presenza della moglie Daniela e del figlio Niccolò, che hanno salutato la folla raccolta all’esterno sotto la pioggia. Dentro, secondo le cronache della mattinata, oltre duemila persone hanno preso posto per la celebrazione.
La handbike accanto all’altare
Sull’altare, insieme ai fiori, c’era la handbike, il simbolo più immediato della seconda vita sportiva di Zanardi. Dopo l’incidente del 2001 e l’amputazione delle gambe, l’ex pilota di Formula 1 era diventato uno dei volti più riconoscibili del paralimpismo mondiale, capace di vincere quattro ori e due argenti tra Londra 2012 e Rio 2016. A celebrare le esequie è stato don Marco Pozza, amico personale del campione, che lo ha ricordato come «un uomo semplice con una furbizia evangelica».
Sport, istituzioni e città in lutto
Tra i presenti sono arrivati Bebe Vio, Giovanni Malagò, il ministro dello Sport Andrea Abodi, Alberto Tomba, Gianni Morandi, Fabio Fazio, Stefano Domenicali e rappresentanti delle istituzioni locali. Il Veneto ha proclamato il lutto regionale, mentre Bologna, città natale di Zanardi, ha partecipato al cordoglio con il sindaco Matteo Lepore, che lo ha definito un riferimento amato in tutto il mondo.
L’ultimo viaggio da Padova
Il corteo funebre è partito dalla struttura di lungodegenza in cui Zanardi era ricoverato da anni, dopo il grave incidente in handbike avvenuto nel 2020 nei pressi di Pienza. La zona di Prato della Valle è stata interessata da limitazioni alla viabilità fino alle 13 per consentire l’afflusso dei partecipanti e garantire la sicurezza intorno alla basilica.
Un’eredità oltre lo sport
La cerimonia ha restituito l’immagine di un campione entrato nella memoria pubblica non soltanto per i risultati, ma per il modo in cui aveva trasformato la ferita in racconto collettivo. Le corone inviate da Ferrari e Bmw, le presenze del mondo olimpico e paralimpico, gli applausi della gente comune hanno composto un addio civile prima ancora che sportivo: quello a un uomo che, per molti italiani, aveva incarnato la possibilità di ricominciare.
