La vera notizia non è l’abbraccio nel carcere di Bollate, né la promessa di tornare a trovare Mario Roggero. Il passaggio politicamente più rilevante arriva quando Matteo Salvini annuncia che la Lega sta studiando la possibilità di candidare il gioielliere condannato in via definitiva a 14 anni e nove mesi per duplice omicidio volontario e tentato omicidio.
«Sarei orgoglioso di poterlo candidare», dice il vicepremier, indicando Roggero come possibile rappresentante degli italiani «che lavorano, vengono aggrediti e si difendono». Una dichiarazione che trasforma una vicenda giudiziaria in una possibile operazione elettorale e rilancia il tema della legittima difesa come terreno identitario del partito.
Il candidato simbolo della sicurezza
Nella strategia leghista, Roggero potrebbe diventare molto più di un nome inserito in una lista. La sua candidatura servirebbe a rappresentare commercianti, artigiani e cittadini che percepiscono lo Stato come incapace di proteggerli e la giustizia come più severa con chi reagisce rispetto a chi commette una rapina.
È questo il messaggio che Salvini costruisce dopo il colloquio in carcere. Il segretario della Lega non contesta soltanto la durata della pena, ma propone una lettura politica del caso: Roggero come vittima di un sistema che avrebbe punito chi si è difeso. Una rappresentazione che si scontra però con le sentenze, secondo le quali il gioielliere sparò contro i rapinatori quando il pericolo immediato era ormai cessato.
L’ipotesi ha anche un significato interno al centrodestra. Il nome di Roggero era già stato avvicinato all’area di Roberto Vannacci e di Futuro nazionale. La mossa di Salvini consente quindi alla Lega di occupare per prima lo spazio politico aperto dalla condanna e di impedire che il caso diventi una bandiera esclusiva dei vannacciani.
La candidatura oggi non è possibile
Dietro l’annuncio resta però un ostacolo decisivo. Roggero non risulta attualmente candidabile. La condanna definitiva comporta conseguenze sui diritti politici e si accompagna all’interdizione dai pubblici uffici. A questo si aggiungono le disposizioni del decreto legislativo 235 del 2012, la cosiddetta legge Severino, che prevede l’incandidabilità per chi abbia riportato determinate condanne definitive per delitti non colposi.
Non si tratta dunque di una semplice verifica burocratica, nonostante la formula prudente utilizzata dalla Lega, che assicura di stare approfondendo «tutti i profili giuridici». Nelle condizioni attuali il progetto non può tradursi nella presentazione di Roggero alle elezioni politiche, europee o amministrative.
Anche un’eventuale grazia concessa dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella non renderebbe automaticamente possibile la candidatura. L’atto di clemenza riguarda l’esecuzione della pena e i suoi effetti devono essere valutati sulla base del contenuto concreto del decreto. Resterebbero inoltre da affrontare le conseguenze della condanna definitiva e gli strumenti necessari per recuperare pienamente l’elettorato passivo.
L’operazione politica resta in piedi
L’impossibilità giuridica non cancella tuttavia la convenienza politica dell’annuncio. Salvini può presentarsi come il leader che difende Roggero, alimentare la mobilitazione per la grazia e riportare al centro del dibattito l’estensione della legittima difesa anche fuori dalle abitazioni e dalle attività commerciali. La candidatura, anche qualora non arrivasse mai, funziona già come messaggio elettorale.
Le opposizioni contestano proprio questo punto. Il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, accusa la destra di legittimare l’idea della giustizia privata, mentre la capogruppo democratica Chiara Braga considera superati i limiti accettabili del confronto politico. Per la Lega, invece, Roggero rappresenta il simbolo di una battaglia destinata a continuare dentro e fuori dal Parlamento.
Resta infine da capire se lo stesso gioielliere voglia realmente entrare in politica. Prima dell’incarcerazione aveva mostrato freddezza verso questa prospettiva, definendo la candidatura l’ultima delle sue preoccupazioni. Salvini, tuttavia, ha ormai lanciato l’operazione: fare di Mario Roggero non soltanto il beneficiario di una possibile grazia, ma il volto di una nuova campagna della Lega sulla sicurezza.
