La difesa comune europea non deve essere confusa con una scelta bellicista, ma considerata uno strumento necessario per proteggere la pace in uno scenario internazionale attraversato da conflitti sempre più estesi. È uno dei passaggi centrali dell’intervento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, pronunciato al Quirinale durante la tradizionale cerimonia del Ventaglio con l’Associazione Stampa Parlamentare.
Il capo dello Stato ha tracciato un quadro ampio, dedicato al futuro dell’Unione Europea, alle tensioni internazionali, alla violenza politica, alle migrazioni e alla crisi della partecipazione democratica. Una parte rilevante dell’intervento è stata riservata anche alla libertà dell’informazione e ai rischi prodotti dall’uso indiscriminato dell’intelligenza artificiale nella costruzione delle notizie.
Una difesa europea per proteggere la pace
Secondo Mattarella, l’Europa è chiamata ad assumere maggiori responsabilità in una comunità internazionale diventata più instabile e meno prevedibile. Il presidente ha richiamato la necessità di salvaguardare il sistema multilaterale, accompagnandolo però con una riforma capace di adeguare istituzioni e strumenti a un mondo profondamente diverso da quello uscito dalla Seconda guerra mondiale.
L’Unione Europea, nata dall’integrazione di Paesi divisi per secoli da guerre sanguinose, rimane nella visione del Quirinale il più importante spazio di pace e sviluppo condiviso. Proprio questa esperienza conferirebbe all’Europa il compito di offrire un modello alternativo alla legge del più forte, agli scontri commerciali e al ricorso alle armi.
La costruzione di una difesa comune si inserisce in questa prospettiva. Non rappresenterebbe una minaccia rivolta verso altri Paesi, né una preparazione alla guerra, ma un mezzo di deterrenza e protezione davanti a un arco di crisi che dal Mediterraneo raggiunge il Golfo, l’Oceano Indiano e il cuore del continente europeo.
La critica all’immobilismo dell’Unione
Il presidente ha riconosciuto i ritardi e le difficoltà dell’Europa, ma ha anche evidenziato la contraddizione di chi ne denuncia la scarsa incisività mentre ostacola ogni tentativo di rafforzarne i meccanismi decisionali.
Nel suo intervento ha ricordato la Conferenza sul futuro dell’Europa promossa durante la presidenza di David Sassoli al Parlamento Europeo. L’abbandono del progetto di una nuova Convenzione per la revisione dei Trattati viene considerato un grave errore, da correggere attraverso una riflessione più coraggiosa sull’integrazione.
In attesa di una riforma complessiva, il Quirinale indica la strada delle cooperazioni rafforzate, già utilizzata per costruire esperienze decisive come l’euro e lo spazio Schengen. Un metodo che potrebbe permettere a un gruppo di Paesi di procedere più rapidamente anche nel campo della sicurezza e della difesa.
Il richiamo contro la violenza in Val di Susa
Sul fronte interno, Mattarella ha ribadito la posizione di imparzialità del presidente della Repubblica rispetto alla dialettica tra i partiti. Questo limite istituzionale non impedisce però al capo dello Stato di indicare i pericoli che possono minacciare la convivenza democratica.
Il passaggio più netto ha riguardato gli scontri avvenuti in Val di Susa durante le proteste contro la Torino-Lione. Il ricorso alla violenza da parte di gruppi che ritengono minoritarie le proprie posizioni è stato giudicato incompatibile con le regole democratiche e con il rispetto delle decisioni assunte dalle istituzioni previste dalla Costituzione.
Per il presidente, la violenza colpisce le fondamenta della democrazia non soltanto quando viene praticata, ma anche quando viene giustificata, incoraggiata o presentata come una reazione legittima alle scelte delle autorità pubbliche. A questa deriva si accompagna il crescente rifiuto di ascoltare le opinioni differenti, che alimenta intolleranza e radicalizzazione.
Astensionismo e tensioni elettorali
Il capo dello Stato ha espresso preoccupazione anche per il calo della partecipazione al voto. In vista delle future scadenze elettorali, il contrasto all’astensionismo dovrebbe diventare una priorità condivisa da tutte le forze politiche, al di sopra degli interessi di parte.
Le tensioni legate alla competizione elettorale non dovrebbero distogliere l’attenzione dai problemi quotidiani dei cittadini né spingere i partiti a rappresentare in modo alterato le questioni pubbliche. Mattarella ha inoltre auspicato un confronto rispettoso, libero da aggressività verbale e da contrapposizioni costruite esclusivamente per alimentare lo scontro.
Sul tema della sicurezza, il presidente ha richiamato un principio generale: in uno Stato ordinato sono i comportamenti individuali a doversi conformare alla legge. Pretendere che le norme vengano modificate di volta in volta per adattarsi alle condotte dei singoli significherebbe indebolire lo Stato, non rafforzarlo.
Migrazioni, superare la logica dell’emergenza
Un altro capitolo è stato dedicato alle migrazioni. Mattarella ha condiviso l’invito di Leone XIV ad abbandonare una gestione fondata esclusivamente sull’emergenza, ritenuta incapace di governare un fenomeno epocale e globale.
La risposta dovrebbe essere affidata a una strategia sostenibile, costruita attraverso interventi di lungo periodo e una cooperazione internazionale stabile. Senza una politica organica, i Paesi di destinazione sarebbero condannati a subire flussi disordinati e a intervenire soltanto quando le crisi sono già esplose.
Accanto all’attenzione riservata alle persone che arrivano in Italia, il presidente ha chiesto di non dimenticare i numerosi giovani italiani che lasciano il Paese non per libera scelta, ma perché non trovano opportunità adeguate di lavoro e realizzazione personale.
Libertà di stampa e paralisi della Rai
Nel rapporto con i giornalisti, il capo dello Stato ha riaffermato il legame inscindibile tra informazione, libertà e democrazia. Ostacolare il lavoro di chi documenta i fatti non rappresenta soltanto un’aggressione contro un professionista, ma una lesione del diritto collettivo a conoscere e valutare ciò che accade.
Particolare attenzione è stata dedicata al Regolamento europeo sulla libertà dei media, applicabile dall’agosto del 2025 e dedicato, tra gli altri temi, all’indipendenza editoriale, alle piattaforme digitali e all’autonomia dei servizi pubblici.
Il ritardo nell’attuazione piena delle regole europee è stato giudicato difficilmente comprensibile. Il presidente ha inoltre richiamato la necessità di superare la paralisi della Commissione parlamentare di vigilanza Rai, considerata incompatibile con la funzione democratica del servizio pubblico radiotelevisivo.
L’intelligenza artificiale e i cloni delle notizie
La parte conclusiva dell’intervento ha affrontato l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella produzione dell’informazione. Il rischio indicato dal Quirinale è quello di una rete invasa da contenuti generati automaticamente, riprodotti senza verifica e moltiplicati attraverso sistemi di traduzione.
Una simile trasformazione può produrre copie indefinite delle stesse notizie, spesso accompagnate da errori, ricostruzioni imprecise e analisi prive del controllo necessario. Il giornalismo, nella visione di Mattarella, non può essere sostituito da una produzione automatica incapace di testimoniare direttamente i fatti.
La qualità dell’informazione continua quindi a dipendere dalla responsabilità professionale, dall’indipendenza delle redazioni e dalla verifica delle fonti. Da questo lavoro dipendono non soltanto le opinioni delle persone, ma anche la concreta possibilità di esercitare la libertà nella vita quotidiana.
