Il voto della Camera sull’acquisizione delle chat tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove e Mauro Caroccia è stato rinviato. La decisione è maturata dopo l’arrivo a Montecitorio di una lettera inviata dal procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, al presidente della Camera Lorenzo Fontana.
La documentazione è ora all’esame della Giunta per le autorizzazioni, riunita dalle 10 di questa mattina. L’organismo parlamentare dovrà valutare se i nuovi elementi possano incidere sulla relazione già approvata il 22 luglio, con la quale la maggioranza aveva proposto di negare alla Procura l’autorizzazione al sequestro delle conversazioni.
Il voto definitivo dell’Aula era atteso nella giornata di oggi, giovedì 30 luglio. La Conferenza dei capigruppo ha invece preso atto della necessità di riportare la pratica in Giunta prima di qualsiasi pronunciamento dell’Assemblea.
La lettera arrivata a Montecitorio
La comunicazione di Lo Voi segue il deposito, presso la Procura di Roma, di una memoria presentata dal difensore di Mauro Caroccia. Il documento conterrebbe le chat intercorse con Delmastro e la richiesta di acquisirle anche per garantire le esigenze difensive dell’indagato.
I magistrati romani avevano tuttavia deciso di non esaminare le conversazioni senza il preventivo via libera della Camera. Delmastro non risulta indagato nell’inchiesta, ma le sue comunicazioni con Caroccia sono considerate dagli inquirenti potenzialmente rilevanti per ricostruire alcuni passaggi della vicenda giudiziaria legata alla società Bisteccheria d’Italia.
Caroccia sta scontando una condanna definitiva per intestazione fittizia di beni, con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa collegata al clan Senese. Proprio la natura della sua posizione processuale aveva spinto la Procura a chiedere l’autorizzazione parlamentare per utilizzare le conversazioni con il deputato di Fratelli d’Italia.
Il precedente voto della Giunta
Il 22 luglio la Giunta per le autorizzazioni aveva respinto la richiesta dei magistrati. Il centrodestra aveva sostenuto la relazione del deputato di Forza Italia Pietro Pittalis, secondo il quale la domanda presentava criticità legate alla genericità dell’oggetto, all’assenza di una precisa delimitazione temporale e alla mancata dimostrazione dell’impossibilità di utilizzare strumenti investigativi meno invasivi.
Le opposizioni avevano contestato duramente quella decisione. La protesta era arrivata anche nell’Aula del Senato, dove i parlamentari del Movimento 5 Stelle avevano occupato i banchi del Governo mostrando cartelli con la scritta «Fuori le chat».
L’ultima parola sarebbe dovuta spettare oggi alla Camera. L’arrivo della lettera della Procura ha però modificato il percorso parlamentare, costringendo la Giunta a riaprire l’esame della pratica prima del voto dell’Aula.
Costa denuncia una procedura anomala
Il rinvio ha provocato la reazione del capogruppo di Forza Italia alla Camera, Enrico Costa, che ha contestato tempi e modalità dell’iniziativa della Procura.
«Stamattina eravamo pronti a votare sulla proposta della Giunta», ha dichiarato Costa, sottolineando che il presidente della Camera avrebbe ricevuto la lettera soltanto un’ora prima della riunione dei capigruppo, nonostante il suo invio fosse stato anticipato dalle agenzie già nella serata precedente.
Per il deputato azzurro si tratta di una «procedura anomala». Il rischio, sostiene, è creare un precedente attraverso il quale l’invio di un nuovo documento a ridosso della votazione potrebbe bloccare ogni volta il pronunciamento dell’Assemblea.
Le opposizioni chiedono una nuova valutazione
Di segno opposto la posizione della capogruppo del Partito Democratico, Chiara Braga. Secondo la deputata, la lettera e la documentazione annunciata rafforzerebbero gli elementi a favore dell’acquisizione delle conversazioni.
«Siamo in presenza di elementi rilevanti», ha affermato Braga, chiedendo che la Giunta possa esaminarli integralmente prima di assumere una nuova decisione. Per il Pd, il rinvio sarebbe quindi necessario per evitare che l’Aula si pronunci sulla base di un quadro documentale ormai superato.
Il presidente dei deputati del Movimento 5 Stelle, Riccardo Ricciardi, ha richiamato anche il diritto alla difesa di Caroccia. Secondo il parlamentare, la lettera della Procura chiede alla Camera di consentire la visione delle chat proprio perché la documentazione è stata depositata dal difensore dell’indagato.
Ricciardi ha accusato la maggioranza di voler proteggere un principio di riservatezza politica trasformandolo in un ostacolo all’accertamento giudiziario. Il Movimento 5 Stelle insiste sulla necessità di rendere le conversazioni utilizzabili nell’inchiesta.
La decisione torna nelle mani della Giunta
La Giunta dovrà ora stabilire se confermare il precedente diniego, modificare la propria relazione oppure chiedere ulteriori chiarimenti alla Procura. Soltanto dopo questa valutazione la pratica potrà tornare nell’Aula di Montecitorio per il voto definitivo.
Sul fondo resta anche l’ipotesi di un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale. La Procura di Roma aveva valutato questa possibilità nel caso in cui il Parlamento avesse definitivamente impedito l’acquisizione delle chat.
Il nuovo passaggio istituzionale rinvia lo scontro, ma non lo chiude. La maggioranza denuncia un’interferenza sul calendario parlamentare, mentre le opposizioni considerano i nuovi documenti indispensabili per una decisione consapevole. Il confronto si concentra ora sul contenuto della lettera di Lo Voi e sulla possibilità che la Giunta ribalti il parere espresso appena otto giorni fa.
