È il giorno della protesta per i lavoratori dell'ex Ilva. Dalle prime ore di lunedì 12 ottobre, centinaia di operai si sono radunati davanti allo stabilimento siderurgico per lo sciopero di 24 ore proclamato da Fim, Fiom, Uilm e Usb. La mobilitazione coinvolge anche gli altri siti produttivi del gruppo. A Taranto la protesta interessa le principali vie d'accesso alla città, con disagi segnalati nell'area delle statali 100 e 106.
La rabbia degli operai
Al centro della contestazione c'è la decisione di Acciaierie d'Italia di sospendere le attività dell'area a caldo, dopo il provvedimento della Corte d'Appello di Milano. Una fermata che coinvolge anche le lavorazioni a freddo e mette in difficoltà gli stabilimenti di Genova, Novi Ligure e Racconigi.
I sindacati denunciano l'assenza di prospettive industriali e contestano una gestione dell'emergenza concentrata sugli ammortizzatori sociali. La richiesta è quella di garantire occupazione, reddito e continuità produttiva, evitando che la cassa integrazione diventi l'anticamera della chiusura.
Il governo e il futuro della fabbrica
Il governo ha annunciato un provvedimento per sostenere i lavoratori e confermato l'obiettivo di una riconversione verso la produzione di acciaio a basse emissioni, attraverso forni elettrici e impianti Dri. Ma per le organizzazioni sindacali manca ancora un progetto industriale concreto.
La situazione potrebbe precipitare nelle prossime settimane. Il 20 ottobre è attesa una decisione della Cassazione. Senza un pronunciamento favorevole, l'azienda prevede lo spegnimento definitivo dell'area a caldo entro il 25 ottobre.
Una vertenza decisiva per Taranto
La crisi coinvolge migliaia di famiglie e l'intera economia del territorio, già segnata da anni di incertezza industriale e ambientale. La sfida resta conciliare il diritto al lavoro con quello alla salute, senza rinunciare al risanamento dello stabilimento. Intanto i sindacati non escludono nuove mobilitazioni se dal governo non arriveranno risposte concrete.
