Rimini, marescialla indagata: i due figli non sarebbero del marito

Il Dna esclude la paternità del coniuge, anche lui carabiniere. Sospetti su un superiore dell'Arma

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La militare avrebbe attribuito al marito la paternità dei bambini, nati durante una relazione con un superiore. Perquisizioni nelle caserme del Torinese

Due bambini, un matrimonio finito e una presunta relazione clandestina tra colleghi dell'Arma dei Carabinieri. Una vicenda familiare si è trasformata in un'inchiesta giudiziaria che coinvolge una marescialla in servizio nel Torinese, accusata di aver fatto credere al marito, anche lui carabiniere, di essere il padre biologico dei loro due figli. Una convinzione smentita dagli esami del Dna effettuati durante il procedimento civile di separazione.

La Procura della Repubblica di Rimini ha iscritto la donna nel registro degli indagati per due presunti episodi di alterazione dello stato civile. L'ipotesi degli investigatori è che la militare abbia attribuito consapevolmente al marito la paternità di entrambi i bambini, nonostante la possibilità che fossero stati concepiti durante una relazione extraconiugale con un suo superiore.

Il procedimento riguarda due nascite avvenute a Rimini, rispettivamente nel 2023 e nel 2025. La città romagnola, dove la donna trascorreva periodi di vacanza, è diventata il centro dell'inchiesta perché proprio lì furono formati gli atti di nascita ora al vaglio della magistratura.

Il test del Dna e la denuncia del marito

A far emergere la vicenda sono stati gli accertamenti sulla paternità dei bambini, un maschio e una femmina. Secondo quanto ricostruito dal Corriere della Sera, gli esami genetici effettuati nell'ambito della separazione avrebbero escluso che il marito della marescialla fosse il padre biologico di entrambi.

L'uomo, anch'egli appartenente all'Arma e con lo stesso grado della moglie, avrebbe quindi presentato denuncia, dando impulso agli approfondimenti giudiziari.

Gli investigatori hanno concentrato l'attenzione su una relazione che la donna avrebbe intrattenuto con un altro militare, un sottufficiale che in passato aveva ricoperto il ruolo di comandante della stazione nella quale prestava servizio.

La diversa paternità biologica emersa dagli esami non dimostra, da sola, la responsabilità penale della marescialla. Per gli inquirenti sarà necessario accertare soprattutto che cosa la donna sapesse al momento della registrazione dei bambini e se abbia deliberatamente fornito informazioni non veritiere.

La relazione con il superiore e i sospetti della Procura

La vicenda coinvolge tre appartenenti all'Arma dei Carabinieri: la marescialla indagata, il marito dal quale si è separata e il militare che avrebbe intrattenuto con lei una relazione sentimentale.

Quest'ultimo, secondo la ricostruzione investigativa, potrebbe essere il padre biologico dei bambini. La circostanza resta tuttavia da accertare: il test del Dna ha escluso la paternità del marito, ma non costituisce automaticamente la prova dell'identità dell'altro genitore.

L'elemento che interessa maggiormente la magistratura riguarda le dichiarazioni rese all'ufficiale dello stato civile in occasione delle due nascite. Secondo l'accusa, la donna avrebbe indicato il coniuge come padre pur essendo consapevole della possibilità che i bambini fossero figli dell'altro carabiniere.

Una condotta che, qualora fosse dimostrata nei termini ipotizzati dagli inquirenti, potrebbe assumere rilevanza penale perché avrebbe inciso sulla corretta formazione degli atti di nascita.

Perquisizioni nelle caserme e dispositivi sequestrati

L'indagine è coordinata dal pubblico ministero Davide Ercolani, della Procura di Rimini. Gli accertamenti sono stati affidati ai carabinieri del Nucleo investigativo di Torino, guidati dal tenente colonnello Andrea Romanelli.

Gli investigatori hanno eseguito perquisizioni negli alloggi di servizio e nelle caserme in cui prestano servizio la marescialla e il sottufficiale con il quale avrebbe avuto la relazione.

Nel corso delle operazioni sono stati sequestrati telefoni cellulari e computer. L'analisi dei dispositivi potrebbe consentire di ricostruire la natura e la durata del rapporto tra i due militari, verificando anche l'eventuale presenza di comunicazioni relative alla gravidanza e alla paternità dei bambini.

L'obiettivo è individuare elementi utili a stabilire se, prima delle nascite del 2023 e del 2025, la donna avesse già maturato la consapevolezza che il marito potesse non essere il padre biologico.

L'accusa di alterazione dello stato civile

La contestazione riguarda gli articoli 48, 81 e 567, secondo comma, del Codice penale, relativi, nel caso in esame, alla presunta alterazione dello stato civile mediante dichiarazioni non veritiere rese al pubblico ufficiale.

Il punto centrale dell'indagine non è quindi il tradimento coniugale, che di per sé non costituisce reato, ma l'eventuale falsa rappresentazione della paternità nella formazione degli atti ufficiali.

La magistratura dovrà verificare se sussistano gli elementi necessari a sostenere l'accusa e quale sia stata l'effettiva consapevolezza della donna nei due momenti contestati.

Allo stato attuale, l'unica persona indagata risulta essere la marescialla, assistita dall'avvocato Maurizio Bortolotto, del foro di Torino. Il superiore con il quale avrebbe intrattenuto la relazione non risulta indagato sulla base delle informazioni finora disponibili.

La posizione della militare dovrà essere valutata nel corso degli ulteriori accertamenti, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza.

I prossimi sviluppi dell'inchiesta

L'esame dei dispositivi sequestrati potrebbe rappresentare uno dei passaggi decisivi per chiarire la vicenda. Gli investigatori cercheranno eventuali riscontri documentali alle ipotesi formulate, mentre la difesa potrà contestare gli elementi raccolti e fornire una propria ricostruzione dei fatti.

Resta distinta la questione della paternità biologica da quella della responsabilità penale. L'esclusione del legame genetico con il marito non basta infatti a dimostrare che la donna abbia agito con l'intenzione di alterare lo stato civile dei figli.

L'inchiesta, partita da una vicenda matrimoniale e approdata negli uffici giudiziari di Rimini, dovrà stabilire se dietro le dichiarazioni rese alla nascita dei due bambini vi sia stata una condotta penalmente rilevante oppure una situazione personale la cui ricostruzione richiede ancora ulteriori verifiche.

Al centro della vicenda rimangono anche due minori, estranei alle responsabilità degli adulti, la cui identità e riservatezza devono essere tutelate.