Roma, conventi venduti per 30 milioni: affari tra Chiesa e fondi privati

Le Orsoline cedono la sede sulla Nomentana, i vescovi scozzesi lasciano lo storico collegio

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Un fondo americano investe 20,5 milioni nell'ex convento delle Orsoline, destinato a diventare una scuola britannica esclusiva. Altri 9,5 milioni arrivano dalla vendita del Collegio Scozzese. Il Vaticano autorizza le operazioni.

Le Orsoline cedono la sede sulla Nomentana, i vescovi scozzesi lasciano lo storico collegio. Un fondo americano investe 20,5 milioni nell’ex convento delle Orsoline, destinato a diventare una scuola britannica esclusiva. Altri 9,5 milioni arrivano dalla vendita del Collegio Scozzese. Il Vaticano autorizza le operazioni.

Trenta milioni di euro cambiano la geografia di due importanti proprietà ecclesiastiche di Roma. Da una parte la casa generalizia delle Orsoline dell’Unione Romana sulla via Nomentana, dall’altra la storica sede del Pontificio Collegio Scozzese sulla via Cassia. Gli immobili passano a operatori privati attraverso due operazioni distinte, che raccontano come una parte del patrimonio religioso della Capitale stia entrando in una nuova fase, tra costi di gestione, investimenti internazionali e progetti di riconversione.

Le religiose hanno ottenuto 20,5 milioni di euro, mentre la cessione della proprietà dei vescovi scozzesi ha fruttato 9,5 milioni. La somma complessiva raggiunge così i 30 milioni. Le due compravendite sono state formalizzate nel 2026, dopo percorsi autorizzativi e trattative differenti.

La casa delle Orsoline diventerà una scuola britannica

Il complesso delle Orsoline, in via Nomentana 236, comprende circa 20 mila metri quadrati e ha un rilevante valore storico e architettonico. A rilevarlo, attraverso la società acquirente Intellego Italian Properties, è un investimento riconducibile al gruppo statunitense HIG Capital, con sede a Miami. Il progetto è trasformare l’ex convento nel campus romano di Brighton College, marchio dell’istruzione privata britannica.

L’apertura è prevista per settembre 2027. Il nuovo istituto accoglierà inizialmente studenti dai cinque ai tredici anni, con un successivo ampliamento del percorso fino ai diciotto. Le rette indicate nelle ricostruzioni giornalistiche si collocano intorno ai 20-25 mila euro l’anno: una fascia che individua un pubblico familiare economicamente selezionato. Non si tratta dunque di un semplice cambio di proprietario, ma del passaggio da una casa religiosa a un polo educativo internazionale a pagamento.

Già il 24 settembre l’ANSA aveva riferito dell’acquisizione e del progetto di riconversione, citando il ruolo di BNP Paribas Real Estate nell’assistenza all’investitore. La società aveva presentato l’intervento come una nuova destinazione didattica per un complesso in grado di ospitare attività formative e culturali.

La lettera a Leone XIV e il prezzo ridotto

La vendita ha seguito anche la procedura prevista dalle norme della Chiesa cattolica per l’alienazione di beni ecclesiastici di valore rilevante. Nei documenti riportati dal Corriere della Sera compare una supplica rivolta a Papa Leone XIV, aperta con la formula «Beatissimo Padre», nella quale la superiora generale delle Orsoline chiede il permesso di vendere l’immobile per 22 milioni di euro.

L’autorizzazione canonica sarebbe arrivata nel febbraio 2026, con un decreto del cardinale Ángel Fernández Artime, pro-prefetto del Dicastero per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica. La cifra conclusiva, 20,5 milioni, è inferiore a quella indicata nella richiesta iniziale. Questo scarto non basta, da solo, a stabilire perché le parti abbiano definito un importo diverso; segnala però un elemento concreto della negoziazione.

Nel diritto canonico, per le alienazioni di maggior valore sono richieste specifiche autorizzazioni e cautele, tra cui valutazioni economiche e verifiche sulla legittimità dell’operazione. La licenza ecclesiastica non coincide con un acquisto da parte della Santa Sede, né significa che il ricavato sia destinato al bilancio vaticano: la proprietà venduta apparteneva all’ente religioso.

Il Collegio Scozzese lascia la Cassia

L’altra operazione riguarda il Pontificio Collegio Scozzese, istituzione legata alla Conferenza episcopale scozzese, che dal 1964 disponeva di una sede sulla via Cassia per la formazione dei seminaristi. Il complesso, superiore ai 17 mila metri quadrati, è stato ceduto per 9,5 milioni di euro alla società italiana Redbrick Advisors.

Secondo le informazioni pubblicate, i costi necessari per mantenere e ristrutturare la struttura erano diventati difficili da sostenere. Il preliminare sarebbe stato firmato nel dicembre 2024, mentre il perfezionamento della vendita risale a luglio 2026. Redbrick Advisors, riconducibile a Nicola De Martino e Alexio Pasquazzo, opera nello sviluppo immobiliare. La futura destinazione del sito non emerge con la stessa chiarezza del progetto scolastico sulla Nomentana.

Il patrimonio religioso di fronte a nuove scelte

Le due vendite hanno ragioni e protagonisti diversi, ma convergono su un nodo più generale: il peso economico di grandi edifici ecclesiastici, spesso costruiti per comunità e attività che oggi hanno dimensioni differenti. Manutenzione, adeguamenti e spese di esercizio possono spingere gli enti proprietari a cercare soluzioni alternative, comprese le cessioni.

Nel caso delle Orsoline, la riconversione in scuola privata introduce anche una questione cittadina: quale ruolo avranno questi spazi nel tessuto urbano e a quali condizioni saranno accessibili? È una domanda distinta dalla regolarità degli atti, che segue proprie procedure amministrative e canoniche. Gli sviluppi del campus e le decisioni sulla vecchia sede scozzese mostreranno quale forma prenderà questo passaggio dal patrimonio religioso alla gestione privata.