TIl problema del Movimento 5 Stelle non è soltanto politico. È anche aritmetico, e per questo ancora più difficile da aggirare. Giuseppe Conte continua a guardare con diffidenza a un’alleanza che comprenda Italia viva, il partito di Matteo Renzi. Ma la ricerca di una formula elettorale capace di reggere senza i centristi non avrebbe prodotto, finora, le rassicurazioni sperate. Il retroscena pubblicato il 14 ottobre dal Corriere della Sera racconta che, dopo verifiche informali su alcuni sondaggi, ai vertici pentastellati non sarebbero arrivate rilevazioni in grado di dimostrare l’autosufficienza del Campo largo senza Renzi.
È il paradosso che attraversa l’opposizione: la stessa forza politica che considera problematica la presenza dell’ex presidente del Consiglio potrebbe doverne accettare i voti per rendere più competitivo il progetto condiviso con il Partito democratico e Alleanza Verdi e Sinistra. Questo non equivale a dire che Italia viva garantirebbe una vittoria. Significa, più prudentemente, che al momento mancano dati pubblici sufficienti per affermare il contrario.
Il muro tra Conte e Renzi
La distanza nasce da una storia politica precisa. Nel gennaio 2021 la rottura promossa da Renzi contribuì alla crisi del secondo governo Conte, aprendo la strada al successivo esecutivo guidato da Mario Draghi. Quella stagione continua a pesare sui rapporti personali e sulla percezione che una parte dell’elettorato del Movimento ha dell’ex segretario democratico.
Per Conte, accettare Italia viva nella coalizione significherebbe difendere davanti ai propri sostenitori un compromesso difficile da spiegare. Per Elly Schlein, invece, il compito è tenere insieme identità differenti senza trasformare la coalizione in un accordo costruito esclusivamente contro il centrodestra. Il punto non riguarda soltanto chi entra nella fotografia di gruppo: riguarda chi decide il programma e quanto spazio viene riconosciuto a ciascun alleato.
Che cosa dicono davvero i sondaggi
Una rilevazione Only Numbers realizzata da Alessandra Ghisleri per Porta a Porta e diffusa il 15 settembre ha registrato il 51,8 per cento di favorevoli all’ingresso di Italia viva-Casa riformista tra gli elettori dell’area progressista, contro il 31,4 per cento di contrari. Il dato cambia sensibilmente tra le diverse appartenenze: fra gli elettori del M5S il 53,7 per cento si è dichiarato contrario alla presenza del partito di Renzi.
Un sondaggio Ipsos illustrato da Nando Pagnoncelli sul Corriere della Sera il 19 settembre ha fotografato un quadro meno netto: il 41 per cento degli intervistati nell’area progressista preferiva una coalizione estesa ai moderati, mentre il 36 per cento optava per uno schieramento più spostato a sinistra. Il 47 per cento riteneva opportuna la presenza di Italia viva. Si tratta di domande e campioni diversi, che non vanno sovrapposti come se misurassero la stessa cosa.
Questi numeri descrivono un contrasto politico reale, non una sentenza sulle prossime elezioni. Le intenzioni di voto cambiano, le alleanze possono attrarre o allontanare elettori e la semplice somma delle percentuali dei partiti non coincide automaticamente con il risultato di una coalizione.
La sfida della leadership e del programma
Il tema dell’alleanza si intreccia con quello della guida. Nel sondaggio Only Numbers di settembre, in una simulazione di primarie tra gli elettori del Campo largo, Conte risultava al 38,8 per cento, davanti a Schlein al 24,7 per cento e alla sindaca di Genova Silvia Salis al 19,6 per cento. Anche questo è un dato circoscritto a una domanda ipotetica, non l’esito di una consultazione già convocata.
Una difficoltà ulteriore arriva dai contenuti. Welfare, fisco, spesa militare e sostegno all’Ucraina mettono in evidenza sensibilità differenti. Una coalizione più ampia potrebbe sommare bacini elettorali, ma dovrebbe trovare un equilibrio su materie che segnano la distanza tra i partiti e, talvolta, al loro interno. Il rischio per il centrosinistra è che la discussione sul perimetro dell’alleanza finisca per precedere, ancora una volta, quella sulle proposte.
La scelta che attende il centrosinistra
Per il Movimento il nodo resta aperto: difendere un confine identitario escludendo Renzi oppure accettare una convivenza politica accompagnata da garanzie programmatiche. Per Schlein la questione è diversa ma speculare: trovare un’intesa capace di tenere nella stessa coalizione forze che partono da giudizi opposti sull’ex premier.
Il confronto sui sondaggi può aiutare a misurare gli umori, non può sostituire una decisione politica. Prima di stabilire se Italia viva sia indispensabile, il Campo largo dovrà chiarire per quali obiettivi intende presentarsi agli elettori e con quali regole affrontare le differenze interne. È su quel terreno, più ancora che sulle percentuali, che si giocherà la credibilità dell’accordo.
