Ascoltare i giovani non basta più. Dopo anni di dichiarazioni, appelli e promesse, è arrivato il momento di cambiare concretamente il modo in cui vengono assunte le decisioni politiche. Enrico Giovannini, economista, già presidente dell'Istat e ministro nei governi Letta e Draghi, lancia un messaggio diretto alle istituzioni e ai partiti: gli strumenti per mettere le nuove generazioni al centro delle scelte pubbliche esistono già, ma devono essere utilizzati. Il primo passo è rendere pienamente operativa la Valutazione d'impatto generazionale, introdotta dalla legge nel novembre 2025 e ancora in attesa, secondo Giovannini, del decreto necessario a definirne l'applicazione.
Il direttore scientifico dell'Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) interviene nel dibattito sul disagio giovanile e sulle manifestazioni che hanno riportato in primo piano il rapporto tra le nuove generazioni e la politica. La sua proposta è quella di superare le interpretazioni superficiali della protesta e affrontare le cause strutturali della sfiducia. Non soltanto lavoro precario, difficoltà economiche e incertezze sul futuro, ma anche la percezione di non avere un ruolo nelle decisioni che determineranno la società dei prossimi decenni.
Il disagio giovanile e le responsabilità della politica
Per Giovannini, la prima esigenza è evitare che il confronto sui giovani venga ridotto a una contrapposizione tra generazioni. Le manifestazioni e le richieste di cambiamento, sostiene, devono essere interpretate come segnali di problemi profondi, che richiedono risposte istituzionali e non soltanto commenti sull'atteggiamento dei ragazzi.
«Evitare gli stereotipi e affrontare in modo profondo le cause serie di questo disagio giovanile», è il suo invito, accompagnato dalla convinzione che il momento attuale offra un'occasione concreta per modificare il rapporto tra cittadini e decisori pubblici.
L'ex ministro ritiene che la politica abbia oggi la possibilità di dimostrare la propria attenzione verso le nuove generazioni attraverso scelte verificabili. Il punto non è soltanto promettere investimenti nell'istruzione, nell'occupazione o nella formazione, ma stabilire un principio generale: ogni decisione pubblica deve essere esaminata anche alla luce delle conseguenze che produrrà negli anni successivi.
Una prospettiva che riguarda il debito pubblico, l'ambiente, il sistema previdenziale, la qualità dei servizi, la disponibilità di abitazioni e le opportunità di lavoro. Questioni che non possono essere valutate esclusivamente sulla base dei vantaggi immediati, perché gli effetti delle politiche ricadono spesso su persone che oggi non hanno ancora raggiunto l'età adulta o non sono nemmeno nate.
La Valutazione d'impatto generazionale, la svolta del 2025
Il principale strumento indicato da Giovannini è la Valutazione d'impatto generazionale, conosciuta con l'acronimo VIG.
Introdotta dalla legge 167 del 10 novembre 2025, la VIG prevede un'analisi preventiva degli effetti ambientali e sociali degli atti normativi del governo sui giovani e sulle generazioni future, nell'ambito delle procedure di valutazione della regolamentazione. La normativa esclude espressamente i decreti-legge e disciplina specifiche modalità di applicazione.
La novità più significativa è contenuta nel primo comma dell'articolo 4, che stabilisce che le leggi della Repubblica devono promuovere l'equità tra generazioni, tenendo conto anche di quelle future.
Il principio introduce una prospettiva diversa rispetto alla tradizionale valutazione delle politiche pubbliche. Non basta verificare l'impatto economico immediato di una misura. Occorre interrogarsi anche sui suoi effetti nel lungo periodo, considerando il rischio di trasferire costi ambientali e sociali su chi verrà dopo.
La VIG, tuttavia, è uno strumento di analisi e non un meccanismo che impedisce automaticamente l'approvazione di una norma giudicata sfavorevole ai giovani. La sua efficacia dipenderà dalla qualità delle valutazioni e dal peso che il governo attribuirà ai risultati.
Secondo Giovannini, l'Italia dispone così di una possibilità di cambiamento che non dovrebbe essere sottovalutata. L'obiettivo è fare dell'equità generazionale un criterio stabile dell'azione pubblica, anziché un principio richiamato soltanto nei discorsi istituzionali.
Il decreto attuativo che Giovannini chiede al governo
Il problema, secondo il direttore scientifico dell'ASviS, è che la nuova disciplina non ha ancora completato il proprio percorso operativo.
Manca, nella ricostruzione fornita dall'ex ministro, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri destinato a definire criteri e modalità per l'applicazione della Valutazione d'impatto generazionale.
La legge prevedeva che il provvedimento fosse adottato entro 180 giorni dalla sua entrata in vigore. Giovannini riferisce che il decreto sarebbe ormai vicino alla conclusione del proprio iter, ma chiede di accelerarne l'approvazione e la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
Il significato politico della richiesta è preciso. Se le istituzioni riconoscono la necessità di rispondere alle preoccupazioni dei giovani, sostiene Giovannini, possono farlo immediatamente rendendo operativo uno strumento che consente di valutare le conseguenze delle decisioni legislative.
Il percorso della VIG si collega inoltre alla riforma costituzionale del 2022, quando il Parlamento modificò gli articoli 9 e 41 della Costituzione, introducendo esplicitamente la tutela dell'ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi anche nell'interesse delle future generazioni.
La stessa riforma ha rafforzato il principio secondo cui l'iniziativa economica non può svolgersi arrecando danno alla salute e all'ambiente.
Per Giovannini, le innovazioni costituzionali e legislative costituiscono le basi di un cambiamento più ampio, perché obbligano a considerare la responsabilità verso il futuro come parte integrante dell'attività politica.
Ecosistema Futuro, quaranta giovani per cambiare il dibattito pubblico
Accanto alle richieste rivolte alle istituzioni, l'ASviS sta sviluppando iniziative per rafforzare direttamente la partecipazione delle nuove generazioni.
Nel 2025 è stato avviato il progetto Ecosistema Futuro, con l'obiettivo di riportare il lungo periodo al centro del confronto culturale e politico italiano.
Tra le iniziative figura una Costituente composta da 40 ragazze e ragazzi con meno di 35 anni, affiancati da dodici mentor provenienti dal mondo delle istituzioni, della cultura e della società civile.
Tra le figure coinvolte figurano anche ex presidenti del Consiglio, della Camera dei deputati e della Corte costituzionale.
Il gruppo sta lavorando alla definizione delle regole dell'Assemblea Nazionale sul Futuro, un organismo pensato per discutere le questioni strategiche del Paese attraverso una rappresentanza generazionale diversa da quella del Parlamento.
L'idea è costruire una sorta di assemblea nella quale la presenza dei giovani sia particolarmente significativa, così da offrire spazio a prospettive che spesso faticano a emergere nelle istituzioni tradizionali.
Il progetto, presentato alla Camera dei deputati il 23 settembre 2026, punta alla costituzione dell'Assemblea nel 2027.
Per Giovannini, l'ambizione è che questa esperienza possa diventare un punto di riferimento stabile per la partecipazione giovanile e, in prospettiva, acquisire un riconoscimento istituzionale. Non si tratta però, allo stato attuale, di un nuovo organo costituzionale.
Le Piazze sul Futuro e il confronto tra generazioni
Un'altra iniziativa promossa attraverso Ecosistema Futuro è quella delle Piazze sul Futuro, incontri pubblici pensati per coinvolgere cittadini, associazioni e istituzioni in una discussione sulle prospettive del Paese.
Diverse iniziative sono già state organizzate e altre sono previste nei prossimi mesi.
L'obiettivo è riportare nelle comunità locali il confronto su temi che spesso rimangono confinati nei documenti degli esperti o nei programmi delle organizzazioni internazionali.
La riflessione riguarda il cambiamento climatico, le trasformazioni del lavoro, la sostenibilità del sistema sociale e la capacità dell'Italia di offrire opportunità alle nuove generazioni.
Giovannini sottolinea che il futuro non può essere considerato una questione astratta o secondaria. Le decisioni adottate oggi condizioneranno le condizioni di vita dei cittadini per molti anni e, proprio per questo, richiedono una partecipazione più ampia.
Il messaggio è rivolto sia ai giovani sia agli adulti. La responsabilità di costruire una società sostenibile non può essere affidata a una sola generazione, ma deve diventare un impegno condiviso.
La sfida ai partiti: programmi elettorali sottoposti alla VIG
La seconda proposta avanzata da Giovannini riguarda direttamente i partiti politici e la preparazione delle prossime elezioni.
L'ex ministro chiede che tutte le forze politiche inseriscano nei programmi un impegno esplicito a rispettare il principio dell'equità generazionale e ad applicare pienamente le nuove disposizioni legislative.
Ma la richiesta va oltre una dichiarazione di intenti. Giovannini propone che i partiti sottopongano volontariamente le proprie piattaforme elettorali a una Valutazione d'impatto generazionale realizzata da organismi indipendenti.
In questo modo gli elettori potrebbero conoscere non soltanto gli obiettivi dichiarati delle diverse proposte, ma anche le loro possibili conseguenze sui giovani e sulle generazioni future.
Un programma che prevede nuovi investimenti, modifiche fiscali o riforme previdenziali potrebbe essere analizzato considerando l'effetto sulle opportunità di lavoro, sulla sostenibilità finanziaria e sulla distribuzione delle risorse tra fasce di età differenti.
La proposta non rappresenta un obbligo previsto dalla legge per i programmi elettorali. È un impegno volontario che, secondo Giovannini, consentirebbe ai partiti di dimostrare concretamente la coerenza tra le dichiarazioni a favore dei giovani e le scelte politiche.
Il richiamo a Mattarella e al Papa
Nel suo intervento, Giovannini richiama anche le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e di Papa Leone XIV, che in diverse occasioni hanno sottolineato l'importanza di ascoltare le nuove generazioni e di offrire loro prospettive credibili.
Per l'economista, questi appelli devono trovare una traduzione concreta nell'attività delle istituzioni.
La riforma costituzionale del 2022 e l'introduzione della VIG nel 2025 rappresentano, nella sua lettura, due passaggi fondamentali perché inseriscono il riferimento alle generazioni future nel quadro delle responsabilità pubbliche.
La questione riguarda anche la qualità della democrazia. Una società nella quale una parte significativa dei giovani non si sente rappresentata rischia di vedere aumentare la distanza tra cittadini e istituzioni.
Le manifestazioni e le espressioni di disagio non dovrebbero quindi essere considerate soltanto problemi di ordine pubblico o fenomeni generazionali, ma anche richieste di partecipazione e di cambiamento.
Il Rapporto ASviS e le proposte per la prossima legislatura
Il confronto proseguirà mercoledì 28 ottobre, quando l'ASviS presenterà il proprio Rapporto annuale e una serie di proposte rivolte alle istituzioni e alle forze politiche in vista della futura legislatura.
Il documento offrirà un'occasione per valutare le condizioni dell'Italia rispetto agli obiettivi di sviluppo sostenibile e per individuare le priorità sulle quali intervenire.
Tra i temi centrali rimarrà la necessità di collegare le politiche economiche, sociali e ambientali a una visione di lungo periodo.
La Valutazione d'impatto generazionale potrebbe diventare uno degli strumenti attraverso i quali tradurre questa impostazione in procedure amministrative e legislative verificabili.
La sua applicazione concreta sarà però decisiva. La semplice esistenza di una disposizione normativa non garantisce automaticamente che le politiche cambino direzione. Serviranno competenze, dati affidabili, criteri trasparenti e una reale disponibilità delle istituzioni a considerare le conseguenze delle proprie decisioni.
La fiducia dei giovani si ricostruisce con le decisioni
La riflessione di Giovannini si conclude con una domanda rivolta alla classe dirigente italiana: quanto sono conosciuti e compresi gli strumenti già disponibili per affrontare l'ingiustizia tra generazioni?
Per l'ex ministro, il rischio è che il dibattito politico continui a concentrarsi sul malcontento giovanile senza utilizzare le innovazioni legislative che potrebbero contribuire a ridurne le cause.
La richiesta di accelerare il decreto attuativo della VIG e quella di valutare l'impatto dei programmi elettorali rappresentano due proposte concrete, sulle quali governo e partiti sono chiamati a confrontarsi.
