’Ndrangheta, uccisa nell’agguato al boss: è la quarta donna vittima

A Cassano allo Ionio assassinata Silvana Sibarelli. Il compagno Damiano Pepe è ricoverato a Cosenza

ndrangheta uccisa nell agguato al boss e la quarta donna vittima

Gli investigatori temono una nuova guerra tra cosche nella Sibaritide. La morte della sessantenne riapre la ferita delle donne e dei bambini uccisi nelle faide

Erano quasi arrivati a casa quando i killer hanno aperto il fuoco. Una raffica di proiettili contro l'automobile, davanti al cancello di una villa nelle campagne di Cassano allo Ionio, in provincia di Cosenza. Silvana Sibarelli, 60 anni, madre di due figli, è morta sotto i colpi del commando. Accanto a lei viaggiava il compagno Damiano Pepe, 64 anni, considerato dagli investigatori un esponente di rilievo della criminalità organizzata della Sibaritide. L'uomo è rimasto gravemente ferito, ma è sopravvissuto. Per gli inquirenti, sarebbe stato lui il principale obiettivo dell'agguato.

La donna è la quarta vittima femminile di una lunga stagione di violenza mafiosa che ha attraversato il territorio negli ultimi dodici anni. Quattro storie diverse, accomunate dall'essere state travolte da regolamenti di conti legati alla criminalità organizzata. La morte di Silvana riporta al centro dell'attenzione la brutalità delle faide, nelle quali anche persone estranee alle attività criminali possono diventare vittime della violenza diretta contro familiari e compagni.

L'agguato davanti alla villa, trenta colpi contro l'automobile

L'assalto è avvenuto nella tarda serata di venerdì 23 ottobre, in contrada Lattughelle, un'area rurale del territorio di Cassano allo Ionio. La coppia stava rientrando nella propria abitazione quando almeno due persone armate, secondo la prima ricostruzione degli investigatori, hanno aperto il fuoco.

I sicari avrebbero utilizzato armi lunghe, forse anche un kalashnikov. Una trentina i colpi esplosi contro l'automobile. La violenza dell'attacco e la scelta del luogo fanno ritenere agli inquirenti che si sia trattato di un'azione preparata, compiuta da persone che conoscevano le abitudini della coppia.

Silvana Sibarelli è stata raggiunta dai proiettili ed è morta sul posto. Damiano Pepe, ferito alla schiena, è riuscito ad allontanarsi dalla vettura e a raggiungere l'abitazione di un vicino, che lo ha accompagnato all'ospedale di Corigliano Rossano.

Dopo un intervento chirurgico, il sessantaquattrenne è stato trasferito all'ospedale di Cosenza, dove rimane ricoverato sotto sorveglianza per ragioni di sicurezza. Le sue condizioni sono serie, ma secondo gli aggiornamenti del 25 ottobre non sarebbe in pericolo immediato di vita.

L'uomo, vigile e in grado di parlare, sarebbe già stato ascoltato dagli investigatori. Le sue dichiarazioni potrebbero contribuire a chiarire la dinamica dell'agguato e a individuare eventuali elementi utili per risalire agli autori.

Il passato di Damiano Pepe e gli equilibri tra le cosche

Conosciuto negli ambienti criminali con il soprannome di «Tripolino», Damiano Pepe ha alle spalle una lunga vicenda giudiziaria. È tornato in libertà nel 2019 dopo aver scontato 26 anni di carcere per reati legati alla criminalità organizzata, tra cui l'omicidio.

Il suo nome è collegato alle vicende delle cosche attive nella piana di Sibari, dove per decenni si sono confrontati gruppi criminali impegnati nel controllo del territorio.

Tra questi figurano le famiglie Pepe, Abbruzzese e Forastefano, protagoniste di rivalità, alleanze e periodi di tregua. Secondo le ricostruzioni investigative, i rapporti tra i clan avevano conosciuto negli ultimi anni una fase di relativa stabilizzazione, ma alcuni episodi recenti fanno temere una nuova rottura degli equilibri.

Anche la storia familiare di Pepe è segnata dalla violenza. Nel 2002 suo fratello Eduardo fu ucciso insieme a Fioravante Abbruzzese, esponente del gruppo criminale conosciuto come clan degli Zingari.

La figlia Finizia Pepe, sposata con Nicola Abbruzzese, soprannominato «Semiasse», è stata condannata nel settembre scorso a otto anni e quattro mesi per associazione mafiosa.

Questi precedenti sono ora al centro dell'analisi degli investigatori, che cercano di comprendere se l'agguato possa essere collegato a vecchi contrasti, a nuovi interessi criminali o alla fine di precedenti accordi tra le cosche.

La scia di sangue e il timore di una nuova faida

L'omicidio di Silvana Sibarelli arriva a meno di due mesi da un altro episodio che aveva riacceso l'allarme nella Sibaritide. Alla fine di agosto Giuseppe Scorza è stato ucciso da due sicari arrivati in motocicletta.

Scorza era figlio di Maurizio Scorza, assassinato il 4 aprile 2022 in un agguato nel quale perse la vita anche la convivente. La successione degli omicidi alimenta il sospetto che nel territorio sia in corso una nuova fase di scontri tra gruppi mafiosi.

Tra gli episodi riesaminati figura anche il tentato omicidio di Domenico Forastefano, conosciuto come «Mimmo ’u pisciaiuolu», rimasto ferito nell'ottobre 2025. L'uomo è il padre di Pasquale Forastefano, indicato come una figura di vertice dell'omonima famiglia criminale.

Un altro precedente risale al 2018, quando Leonardo Portoraro, 63 anni, fu assassinato mentre si trovava seduto al tavolino di un bar. I killer esplosero 36 colpi, 35 dei quali raggiunsero il bersaglio. Portoraro viene ricordato nelle ricostruzioni investigative anche per il ruolo di mediazione attribuitogli nei rapporti tra gruppi rivali.

Gli investigatori stanno valutando se questi episodi appartengano a una medesima sequenza criminale. Al momento non è stata accertata una regia comune, ma il ripetersi di attentati con modalità tipicamente mafiose rappresenta un elemento di forte preoccupazione.

Le quattro donne travolte dalla violenza mafiosa

La morte di Silvana Sibarelli richiama altri tre delitti rimasti impressi nella memoria della Calabria.

Il 4 aprile 2022, insieme a Maurizio Scorza, fu uccisa Hanene Hedhli, 38 anni, di origine nordafricana. La coppia era stata attirata in un casolare con il pretesto di ritirare un agnello in vista delle festività pasquali. Scorza venne assassinato con due colpi alla testa. La donna tentò di telefonare per chiedere aiuto, ma fu raggiunta da 14 colpi di pistola.

Nel 2023 fu la volta di Antonella Lopardo, 49 anni, parrucchiera e moglie di Salvatore Maritato, considerato vicino alla cosca Forastefano. I sicari spararono contro l'abitazione utilizzando pistole e armi automatiche. La donna venne colpita mortalmente mentre si trovava dietro una finestra. Il marito, ritenuto il bersaglio dell'attacco, riuscì invece a salvarsi riparandosi dietro alcuni mobili.

Ancora più lontano nel tempo, ma mai cancellato dalla memoria collettiva, è il triplice omicidio del gennaio 2014. In quell'occasione furono assassinati Giuseppe Iannicelli, la compagna Betty Taoussa, di origine marocchina, e il piccolo Nicola Campolongo, chiamato Cocò, di appena tre anni.

I tre furono uccisi nell'ambito di un regolamento di conti mafioso. Il bambino, che si trovava con il nonno e la sua compagna, divenne il simbolo di una violenza capace di colpire anche chi non aveva alcuna responsabilità nelle vicende criminali degli adulti.

La morte di Silvana Sibarelli aggiunge un altro nome a questa sequenza. Sono vicende differenti, sulle quali esistono ricostruzioni giudiziarie e investigative specifiche, ma che mostrano come la vicinanza familiare a persone coinvolte nella criminalità possa esporre donne e minori a conseguenze irreparabili.